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mag 29 2015

Week end al cinema: i consigli di “Nichelino Città”

youth foto(Antonio Infuso). Ecco le proposte cinematografiche di “Nichelino Città” per il week-end. “Youth – La giovinezza”, di Paolo Sorrentino. La coppia di amici ottantenni Fred e Mick, l’uno musicista e l’altro regista, sono in vacanza sulle Alpi. E’ l’occasione per fare considerazioni sull’ineluttabile e impietoso scorrere del tempo. Mantenendo fede alla sua visione estetica, e con un cast stellare, Sorrentino si mostra meno manierista che in “ La grande bellezza” e realizza un bell’affresco sulla memoria, sul flusso della vita con i segreti e le angosce umane. E lo fa con un tocco leggero e, allo stesso tempo, profondo. “Pitch perfect 2”, di Elizabeth Banks. Si è sempre un po’ scettici con i sequel, i film “numero 2”, ma la pellicola della Banks smentisce questa pseudoregola. Il gruppo a cappella della Bellas si esibisce di fronte ai coniugi Obam< ma per un incidente una di loro finisce per mostrare la parti intime; vengono squalificate da tutte le competizioni americane e tentano l’avventura in Europa in Storia semplice, con tanti sottolivelli anche accorti, dedicata all’universo femminile, con pesronalita, verve umoristica e senso del comico azzeccati e con ottime esibizioni canore. “The tribe”, di Miroslav Slaboshpytskiy. A Kiev,  il giovane sordomuto Sergej, arriva in un istituto e viene subito sottoposto a violenze; e poi ragazze costrette a prostituirsi e camionisti senza scrupoli. Film in qualche modo memorabile per la bellezza della storia e per le scelte stilistiche; il linguaggio dei segni dei protagonisti sordomuti si trasforma in grande espressività cinematografica e metafora sulla comunicazione moderna e sui sentimenti: Una storia dura, bella e dannata narrata senza fronzoli al di fuori degli stereotipi sui disabili. Da non perdere. “Calvario”, di John Michael McDonagh. In uno sperduto villaggio irlandese, padre James, corpulento uomo dal passato movimentato, si fa carico dei peccati di una comunità che pare una piccola galleria di mostri; anche la sua stessa vita è in pericolo ma lui vorrebbe espiare le colpe di tutti. In Irlanda la Chiesa cattolica ne ha combinate di tutti i colori e in questa pellicola – pervasa da un cinismo nero davvero ai confini dell’umana sensibilità – si leggono perfettamente i segni dei danni compiuti in tanti anni. Un film duro e dark, quasi perverso ma ben fatto. “Samba”, di Eric Toledano e Olivier Nakache. Da dieci anni in un centro di accoglienza, il senegalese Samba Cissè, alla ricerca di aiuto, incontra in un’associazione la borghese Alice, una donna  con qualche problema dovuto allo stress. Commedia sociale tipica del buon cinema francese dove si evidenzia con ironia e con cattiveria il contrasto tra le classi sociali, il livello opportunistico ed egoistico delle relazioni umane, ma anche qualche sprazzo di positiva reciprocità. Bello, cattivo e realistico. “Leviathan”, di Andre Zvyagintsev. In un’area rurale della Russia si consuma lo scontro tra Kolya, ex militare rude e deciso, e il corrotto sindaco che vuole accaparrarsi a prezzi stracciati le sue proprietà. Parabola umana che prende spunto da un testo biblico, il bel film di Zvyagintsev passa da un registro ironico a toni più desolati ai confini dell’umanità. Il male non è il demonio ma un certo potere politico. Bello, visionario e disperato. “Forza Maggiore”, di Ruben Ostund. Durante una vacanza sulle Alpi, una valanga mette a dura prova Thomas, al moglie Ebba e i figli: l’uomo fugge e abbandona la famiglia ma la cascata di neve si ferma. Nell’ambientazione e montana che apre varchi nella psiche umana, il talentuoso regista svedese affronta con approccio disincantato i temi della solidarietà, dell’eroismo e del sacrificio scalfiti dall’elemento più ovvio: l’istinto di sopravvivenza. Ne scaturisce una pellicola intelligente, provocatoria, anche ironica e scomoda. . “Sarà il mio tipo”, di Lucas Belvaux. Clement, insegnante di filosofia e sentimentalmente volubile, viene trasferito da Parigi in piena provincia; in questa sorta di esilio, conosce Jennifer, una bella  parrucchiera entusiasta e spumeggiante. Ma la differenza culturale è troppo ampia. Bella commedia francese  in cui al di là dei luoghi comuni vengono messi in luce due mondi apparentemente vicini (una proletaria e un intellettuale di sinistra) ma in realtà molto lontani, al punto tale che i sentimenti e l’umanità rischiano di soccombere. “Mia madre”, di Nanni Moretti. La regista Margherita – separata e madre di un‘adolescente – mentre gira un film sulla “classe” operaia e battibecca con la star americana che fa parte del cast, deve seguire anche la madre ammalata insieme al fratello Giovanni. Dopo il solito periodo di silenzio, Moretti torna al cinema con un’opera sincera, stratificata, complessa e affascinante. Un film dove si mescolano la dimensione pubblica con quella privata; il tracollo sociale con il disagio di dolore anticipato per un lutto che verrà; il cinema con la vita; i risvolti onirici con i momenti cupi. Una sorta di manifesto sui tempi moderni. “La famiglia Belier”, di Eric Laetigau. La sedicenne Paula vive in Normandia con la famiglia ed è l’unica dei Belier a non essere sordomuta: è il ponte di collegamento tra i parenti e il mondo esterno; un giorno scopre di possedere un talento incredibile come cantante. Pellicola a basso costo che è diventata un clamoroso successo in Francia. Una piacevole commedia in cui il tema della diversità e dell’identità adolescenziale è affrontato – complice una buona sceneggiatura – con umorismo, esuberanza, qualche lacrima, talune incertezze e tanta musica.

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