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apr 10 2015

Week end al cinema: i consigli di Nichelino Città

dog fo(Antonio Infuso). Ecco le proposte cinematografiche di “Nichelino Città” per il week-end .  “Vergine giurata”, di Laura Bispuri. la giovane albanese Hana, orfana viene accolta in una famiglia di montanari; in un luogo dalla regole arcaiche e costretta a  fingersi un uomo. Riuscito e interessante film sull’identità, intenso anche nella sua esplorazione visiva dei corpi e delle natura;  poetico pur con tratti documentaristici, dialoghi essenziali e ottimi interpreti. “White god”, di Kornel Mundruczó. A Budapest, la tredicenne Lili vaga alla ricerca del suo cane Hagen; il padre infatti, lo ha abbandonato  in strada, perchè non di razza; per l’animale la vita si farà dura. Utilizzando al forma narrativa del fiabe il regista lancia un grido di allarme contro l’intolleranza e le persecuzione della diversità. Pellicola pervasa da un certo realismo che riesce ad alternare con i tempi giusti commedia e stoccate sociali, momenti alla Disney e attacchi alla Loach. “Into the woods”, di Rob Marshall. Un piccolo villaggio, in un bosco perduto nel mondo e nel tempo. si incrociano i destini e desideri di personaggi particolari: Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Baker e la moglie, Jackie la sua mucca. Sullo sfondo streghe, lupi cattivi e nobili personaggi. Piacevole allegoria sull’umana esistenza, rivisitata con i toni fiabeschi di facile assimilazione, dove tutti si perdono, fuggono, ritornano e si ritrovano. E’ l’eterno contrasto tra la luce del desiderio e l’oscurità. La pellicola di Marshall (ripresa da uno spettacolo di Broadway) smorza i toni cupi con momenti umoristici. Esattamente come la vita reale “La famiglia Belier”, di Eric Laetigau. La sedicenne Paula vive in Normandia con la famiglia ed è l’unica dei Belier a non essere sordomuta: è il ponte di collegamento tra i parenti e il mondo esterno; un giorno scopre di possedere un talento incredibile come cantante. Pellicola a basso costo che è diventata un clamoroso successo in Francia. Una piacevole commedia in cui il tema della diversità e dell’identità adolescenziale è affrontato – complice una buona sceneggiatura – con umorismo, esuberanza, qualche lacrima, talune incertezze e tanta musica.  “L’ultimo lupo”, di Jean-Jacuqe Annaud. Nella Cina della rivoluzione culturale, il giovane Chen Zhen viene inviato in Mongolia a educarne le popolazioni nomadi. Si troverà ad affrontare e conoscere una cultura affascinante in cui i lupi hanno un ruolo essenziale. Tratto dal notevole libro autobiografico “Il Totem del lupo” (Jiang Rong), il bravo mestierante Annaud – non nuovo ai tuffi in culture esotiche – realizza una grande favola, rispettando le regole del cinema classico. Tra stupendi paesaggi e momenti di grande poeticità, il lupo diventa il “totem” di una cultura ben lontana dai propositi maoisti, assumendo valenza quasi antropomorfa e accrescendo il mito e il rispetto che gravitano intorno a questo magnifico predatore. “Una nuova amica”, di Francois Ozon. Le vite, intrecciate sin dall’infanzia, di Laura e Claire, entrambe sposate ma legate profondamente. I lutti e la trasformazione del marito di una di loro innescano particolare dinamiche. Film davvero personale e originale, costantemente in bilico tra commedia, melò e suspense. Il “mondo a parte” dei protagonisti è particolare ed è descritto e rappresentato in modo abile, sensibile e ironico. “Latin lover”, di Cristina Comencini. Il decennale della morte di un divo del cinema, diventa l’occasione, di altrettante donne. Notevole commedia, un marchio di fabbrica per la sempre brava Comencini, che si trasforma anche in elogio romantico e appassionato al nostro cinema e ai nostri miti di celluloide. Citazionista da un lato, mentre dall’altro si mostra capace, con il giusto tocco di leggerezza, di cogliere gli umori incerti e le scontrosità del clan di sole donne, talvolta soverchiate dall’ingombrante presenza del loro padre-marito latin-lover. “Foxcatcher”, di Bennet Miller. Il miliardario Du Pont. cerca di mettere in piedi una squadra di lottatori per le Olimpiadi di Seul e coinvolge Mark e suo fratello Dave; ma il ricco finanziatore soffre di una serie di disturbi psicologici e affettivi dovuti a una madre ingombrante. Tra miti sportivi e debolezze umane, il film di Miller, candidato ma non vincitore per molti Oscar, è anche  una realistica quanto drammatica metafora sul potere. Le interpretazioni, la scenografia e la fotografia completano una notevole pellicola in cui risultano tutti amaramente sconfitti. “Whishplash”, di Damienne Chazelle. Il giovane musicista Andrew cerca fortuna a New York, come batterista e si affida a un insegnante molto esigente. Opera decisamente riuscita. Uno dei migliori film musicali degli ultimi anni, in grado di sconfinare dalle regole di genere. Notevole esecuzioni jazzistiche, diversi colpi di scena, a tratti umoristico, Appassionata rilettura, con modalità originali, dell’eterna battaglia tra vita e arte, tra creatività e realismo quotidiano

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