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apr 03 2015

Week end al cinema: i consigli di “Nichelino Città”

into wood(Antonio Infuso). Ecco le proposte cinematografiche di “Nichelino Città” per il week-end .  “Into the woods”, di Rob Marshall. Un piccolo villaggio, in un bosco perduto nel mondo e nel tempo. si incrociano i destini e desideri di personaggi particolari: Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Baker e la moglie, Jackie la sua mucca. Sullo sfondo streghe, lupi cattivi e nobili personaggi. Piacevole allegoria sull’umana esistenza, rivisitata con i toni fiabeschi di facile assimilazione, dove tutti si perdono, fuggono, ritornano e si ritrovano. E’ l’eterno contrasto tra la luce del desiderio e l’oscurità. La pellicola di Marshall (ripresa da uno spettacolo di Broadway) smorza i toni cupi con momenti umoristici. Esattamente come la vita reale. “Second chance”, di Susanne Bier. Un padre sconvolto dalla morte del figlio appena nato e dal crollo nervoso della moglie, decide di compiere un gesto pazzesco, criminale e disperato. A metà tra thriller e melò, con l’aggiunta delle dimensione polisca, il film della Bier (oscar per “Un mondo migliore”) sconfina nei meandri della psiche e scava fino a trovare il lato oscuro”, the dark side, insito in ogni essere umano. Buona suspense, discreta lettura etica dell’anima ma con qualche caduta narrativa e formale. “La famiglia Belier”, di Eric Laetigau. La sedicenne Paula vive in Normandia con la famiglia ed è l’unica dei Belier a non essere sordomuta: è il ponte di collegamento tra i parenti e il mondo esterno; un giorno scopre di possedere un talento incredibile come cantante. Pellicola a basso costo che è diventata un clamoroso successo in Francia. Una piacevole commedia in cui il tema della diversità e dell’identità adolescenziale è affrontato – complice una buona sceneggiatura – con umorismo, esuberanza, qualche lacrima, talune incertezze e tanta musica.  “L’ultimo lupo”, di Jean-Jacuqe Annaud. Nella Cina della rivoluzione culturale, il giovane Chen Zhen viene inviato in Mongolia a educarne le popolazioni nomadi. Si troverà ad affrontare e conoscere una cultura affascinante in cui i lupi hanno un ruolo essenziale. Tratto dal notevole libro autobiografico “Il Totem del lupo” (Jiang Rong), il bravo mestierante Annaud – non nuovo ai tuffi in culture esotiche – realizza una grande favola, rispettando le regole del cinema classico. Tra stupendi paesaggi e momenti di grande poeticità, il lupo diventa il “totem” di una cultura ben lontana dai propositi maoisti, assumendo valenza quasi antropomorfa e accrescendo il mito e il rispetto che gravitano intorno a questo magnifico predatore. “Una nuova amica”, di Francois Ozon. Le vite, intrecciate sin dall’infanzia, di Laura e Claire, entrambe sposate ma legate profondamente. I lutti e la trasformazione del marito di una di loro innescano particolare dinamiche. Film davvero personale e originale, costantemente in bilico tra commedia, melò e suspense. Il “mondo a parte” dei protagonisti è particolare ed è descritto e rappresentato in modo abile, sensibile e ironico. “Latin lover”, di Cristina Comencini. Il decennale della morte di un divo del cinema, diventa l’occasione, di altrettante donne. Notevole commedia, un marchio di fabbrica per la sempre brava Comencini, che si trasforma anche in elogio romantico e appassionato al nostro cinema e ai nostri miti di celluloide. Citazionista da un lato, mentre dall’altro si mostra capace, con il giusto tocco di leggerezza, di cogliere gli umori incerti e le scontrosità del clan di sole donne, talvolta soverchiate dall’ingombrante presenza del loro padre-marito latin-lover. “Foxcatcher”, di Bennet Miller. Il miliardario Du Pont. cerca di mettere in piedi una squadra di lottatori per le Olimpiadi di Seul e coinvolge Mark e suo fratello Dave; ma il ricco finanziatore soffre di una serie di disturbi psicologici e affettivi dovuti a una madre ingombrante. Tra miti sportivi e debolezze umane, il film di Miller, candidato ma non vincitore per molti Oscar, è anche  una realistica quanto drammatica metafora sul potere. Le interpretazioni, la scenografia e la fotografia completano una notevole pellicola in cui risultano tutti amaramente sconfitti. “Whishplash”, di Damienne Chazelle. Il giovane musicista Andrew cerca fortuna a New York, come batterista e si affida a un insegnante molto esigente. Opera decisamente riuscita. Uno dei migliori film musicali degli ultimi anni, in grado di sconfinare dalle regole di genere. Notevole esecuzioni jazzistiche, diversi colpi di scena, a tratti umoristico, Appassionata rilettura, con modalità originali, dell’eterna battaglia tra vita e arte, tra creatività e realismo quotidiano “Timbuktu”, di Abderrahmhane Sissako. Dalle parti di Timbuktu, città in mano ai fondamentalisti islamici, vive il tuareg Fidane con la famiglia; una sua mucca sconfina e viene uccisa da un pescatore. Candidata all’Oscar come miglior pellicola straniera,  ”Timbuktu” è un’opera rigorosa che narra il dolore e la sofferenza di pacifiche popolazioni costrette a subire l’estremismo religioso. Un bel dramma poetico e amaro, realista e lirico e con una punta di humour.

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