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dic 19 2014

Week end al cinema: i consigli di “Nichelino Città”

ragazzo invisibile foto(Antonio Infuso). Ecco le proposte cinematografiche di “Nichelino Città” per il week-end.  “Il ragazzo invisibile”, di Gabriele Salvatores. Trieste, l’adolescente Miche vive con la mamma Giovanna, agente di Polizia; un giorno scopre di possedere un potere incredibile: l’invisibilità. Salvatores, capace di affrontare diversi generi cinematografici, si cimenta con una storia a tematiche giovanili che sconfina nella fantasy con qualche strizzata d’occhio all’approccio fumettistico. Operazione  in buona parte riuscita grazie anche a un’ottima fotografia e a una narrazione fluida, decisamente autoriale e tutta tesa a riscrivere metaforicamente i turbamenti e i cambiamenti nell’età più incerta, magica e affascinante di un essere umano. “L’amore bugiardo”, di David Fincher. Amy e Nick – coppia newyorkese bella e borghese – lasciano la Grande Mela per ricucire il loro logorato rapporto e ritrovare serenità scegliendo di andare a vivere nelle lande del Missouri. Tra ricordi e tensioni emergono passato, paure e segreti. Commedia quasi esistenzialista che sconfina nel giallo, con l’intento, raggiunto, di scandagliare le nevrosi e facendo emergere una riflessione amara e disillusa sul matrimonio e sulla felicità impossibile. “Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate” , di Peter Jackson. Là nella terra di mezzo – tra nani, elfi, buoni e cattivi –  Smaug incendia Pontelagolungo ma l’arciere Bard interviene. Ultimo capitolo di una lunga e entusiasmante saga che lega Hobbit al “Signore degli anelli”, il film possiede una potenza visiva estremamente suggestiva ed è scandito da un ritmo furibondo, con il quale attraversa l’eterna lotta tra il bene e il male, in un’atmosfera anche cupa ma epica. “Magic in the moonlight”, di Woody Allen. Stanley, un ricco uomo d’affari, che è anche prestigiatore, decide di smascherare Sophie, una maga-medium sospettata di circuire una ricca famiglia americana in Costa Azzurra. Ma l’incontro mette in difficoltà le certezze di Stanley che, per quanto prevenuto e accorto, finisce invischiato in una rete magico-sentimentale. E’ sempre un’emozione il cinema di Allen. Talvolta non perfetto ma continuamente capace di ricondurre il mondo delle emozioni in una dimensione sensibile, ironica, disarmante e mai banale. La magia della vita e la sua immanenza sono stata frequentemente affrontate dal regista newyorkese, una delle sue cifre stilistiche. Allen ne esplora, a suo modo, l’intima natura, dove l’imponderabile si accoppia all’aldilà e l’ineluttabile all’illusione. Viviamo in un mondo mistificatorio ma cosa c’è di più bello della magia delle immagini e della speranza che, in fondo, il vero sovrannaturale, nell’esistenza umana, si chiama amore. Note jazz intese contrappuntano la bella pellicola. “Pride”, di Matthew Warchus. Londra, 1984: in un’Inghilterra socialmente massacrata dalla politica economica della signora Tatcher, un gruppo di gay scende in piazza per appoggiare le proteste dei minatori gallesi. Tratto un fatto realmente accaduto ma poco ricordatao, il film possiede tutti gli ingredienti per essere apprezzato: dialoghi da commedia, malintesi, allusioni, sensibilità sociale, desiderio di giustizia e solidarietà. Un insieme scandito dalla capacità di miscelare le  sarabanda in stile “Full Monty” con vaghe atmosfere alla Ken Loach

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