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nov 28 2014

Week end al cinema: i consigli di “Nichelino Città”

viviane(Antonio Infuso). Ecco le proposte cinematografiche di “Nichelino Città” per il week-end. “Viviane”, di Ronit e Shlomi Elkabetz. Viviane da tre anni cerca di ottenere il divorzio dal marito Elsha; ma la legge israeliana e il tribunale rabbico non vedono di buon occhio  le donne separate. Notevole ritratto di una donna “imprigionata dalle leggi”, il film è un inno alla libertà che si sviluppa in una sorta di unità di luogo con una scrittura vivace e mutevole, tra momenti tragici e lampi paradossali. Giocato sui primi piani, utilizza il camera-look per chiamare in causa, riuscendoci, gli spettatori e una società israeliana piuttosto anomala in quanto a dirittiodi famiglia e dintorni. “I toni dell’amore”, di Ira Sachs. In un bell’appartamento di Manhattan, Ben e George conducono felicemente una convivenza che dura da 39 anni. Ma George vene licenziato dalla scuola cattolica in cui lavora come insegnante di pianoforte e perciò, cambiata la situazione economica, sono costretti a chiedere aiuto e ospitalità. Film di qualità che con toni gentili racconta una storia d’amore senza cadere nella trappola del farsesco. In una New York bellissima e fotografata con affetto devozione, Sachs racconta come sia facile rischiare di perdere di tutto, compresa la rete degli affetti. “Scusate se esisto”, di Roberto Milani. Serena, architetto apprezzata Londra, torna in Italia; ma in patria è difficile farsi spazio nella professione se è donna; allora utilizza il nome di Francesco suo amico gay, per partecipare a un bando di recupero urbano. Il film si sviluppa agevolmente e con una certa eleganza nella prima parte, complice anche bel taglio ironico-critico; nello sviluppo, però, cede lentamente a sconfinamenti farseschi che ne attenuano la risucita. Brava la coppia Cortellesi-Bova. “Due giorni, una notte”, di Luc e Jean-Pierre Dardenne. Sandra, sposata e due figli, perde il posto di lavoro: ai suoi colleghi è stato promesso un bonus se voteranno il suo licenziamento. La donna contatta i colleghi e compie una missione impossibile. Ancora un ottimo film per la coppia di fratelli-registi che rappresentano con lucidità una società ormai senza tutele e che tende ad annichilire il valore della solidarietà in favore di un individualismo disperato. Ma è notevole la dimensione umana di Sandra, capace di chiedere – senza umiliarsi – comprensione e solidarietà e di saper donare altrettanto, in un mondo dominato dall’egoismo. “Lo sciacallo”, di Dan Gilroy. Nel cuore nero delle notti di Los Angeles, Lou – ex-ladruncolo ora armato di videocamera – insegue e immortala le disgrazie e i drammi altrui e poi rivende le immagini alle tv. Opera originale che va ben oltre la critica alla moderna ricerca dei mass-media per l’iconografia forte, per la cosiddetta “morte in diretta”. La bella pellicola si insinua, infatti, nel disgregato orizzonte valoriale di una metropoli vacua, infernale e intrisa di solitudine; Lou non è solo una sorta di “vampiro” ma è lo schiavo di una sottocultura che si amplia come una macchia rossa sull’asfalto della notte metropolitana. “Interstellar”, di Christopher Nolan. I raccolti della terra vengono distrutti irrimediabilmente da una piaga; la scienziati cercano nuovi pianeti abitabili e l’ex-astronauta Cooper va in avanscoperta.  Film piuttosto audace di ottima forza narrativa e di originale tocco registico, tra montaggi paralleli, ellissi temporali, percorsi intrecciati e suspense. Conscio della lezione di Kubrick e di Spielberg, Nolan sconfina in territori meno battuti per spingere lo spettatore verso una dimensione filmica spaesante e seducente. “Torneranno i prati”, di Ermanno Olmi. Un anziano pastore ripercorre i labirinti della memoria fino ai giorni in trincea durante il primo conflitto mondiale. Il quotidiano orrore della guerra, nebbie, dolore, mortai, il freddo, la fame, la solitudine, il sangue e la morte. Film riuscitissimo di Olmi, una ballata dai toni malinconici, ben fotografata e contrappunatato da una evocativa colonna sonora. Un atto di causa contro tutte le guerre, una dedica alla memoria di tanti esseri umani mori inutilmente. “La spia”, di Anton Corbiin. In una Amburgo – che fu il quartier generale per pianificare l’attentato alle “Torri Gemelle” – l’agente segreto Bachman subisce le pressioni dei superiori e della Cia per incastrare il giovane Yssa, presunto terrorista ceceno. Buona e originale spy-story, più introspettiva che dinamica, tratta da Le Carrè, in cui primeggia il dolente corpo attoriale del compianto Seymour Hoffman: sgualcito nei vestiti e nell’animo, disincantato, malinconico, dedito all’alcol, ma onesto e in balia dell’eterno conflitto tra bene e male e dei relativi, discutibili sconfinamenti dei servizi segreti verso il lato oscuro.

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