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ott 24 2014

Week end al cinema: i consigli di “Nichelino Città”

Judge(Antonio Infuso). Ecco le proposte cinematografiche di “Nichelino Città” per il week-end.  “Class enemy”, di Rok Bicek. Sabina, studentessa slovena, si suicida senza motivi apparenti; i compagni di classe incolpano il nuovo  insegnante di tedesco piuttosto rigido e severo; il clima diviene rovente. Riuscito lungometraggio d’esordio per Bicek. il film non è solo una metafora della società e dei suoi conflitti  con aula che si trasforma quasi in ring e dove nessun è veramente esente da colpe –  ma anche riflessione sui nuovi modelli  educativi. Ben scritto  e calibrato nel suo sviluppo. “The Judge”, di David Dobkin. Hank, avvocato di successo abile nel tenere lontani dal carcere molti criminali incalliti, torna nella città natale per la morte della madre. Il padre, un giudice tutto di un pezzo, viene accusato di un omicidio. Nonostante i dissapori lo difenderà in tribunale. Apparente film giudiziario che declina poi su versante del dramma familiare. Interpreti molto bravi per una pellicola dal buon ritmo, dai bei dialoghi e dalle ottime sequenze ma con qualche scivolata nel melodramma. “Il giovane favoloso”, di Mario Martone. Tre bambini giocano dietro una siepe nel giardino di casa: sono i fratelli Leopardi e fra loro c’è Giacomo. E’ il punto di partenza da cui si dipana la vita e la dimensione umana del grande poeta secondo Martone. Film di notevole livello e ottimamente interpretato. La pellicola restituisce un Leopardi cagionevole, fragile, malinconico, si smisurata finezza intellettuale e di stupefacente ironia. Con un padre castrante, che diverrà la “natura ostile” di cui molto scriverà tra Recanati, Firenze e il Vesuvio. Opera intrisa di citazioni, sprazzi teatrali, fughe mentali e sconfinamenti verso un altrove “che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”. In poche parole: l’infinito. “Il regno d’inverno”, di Nuri Bilge Ceyaln. Il ricco Aydin, ex teatrante, apre un suggestivo locale (scavato nella roccia) in un remoto e affascinante angolo della Cappadocia; nel molto tempo libero si dedica alle sue passioni intellettuali; un parabrezza infranto da un sasso rompe l’equilibrio quotidiano di quel mondo. Palma d’Oro a Cannes, il film – lungo ma non noioso – si snoda elegantemente, sorretto da ottime sceneggiatura e fotografia,  tra parole e paesaggi, interni e stati d’animo, in un clima molto checoviano, e nemmeno troppo lontano da Dostoevskij. Un intenso scandagliare nel profondo del lungo sonno che anticipa l’inverno della vita. “The equalizer – Il vendicatore”, di Antoine Foqua. A Boston, l’ex-agente Cia, Robert McCall, scende in campo per proteggere la prostituta Alina detta Terry, conosciuta in una tavola calda e vittima di un pestaggio da parte della criminalità russa. McCall rimetterà le cose a posto, a suo modo. Riprendendo il personaggio di una famosa serie televisiva degli anni 80 (Un giustiziere a New York), la pellicola – ben diretta – alterna momenti intimistici (sulla solitudine disperata di un eroe moderno) a sequenze ad alta intensità, violente e quasi isteriche, restituendo in pieno il clima, le nevrosi e le paure metropolitane. Il topos del buono che uccide per un senso di giustizia, il cui epigono fu Charles Bronson, è ormai entrato in pieno nella nostra cultura. “Lucy”, di Luc Besson. Una studentessa di Taiwan finisce invischiata nel mondo del crimine, viene sequestrata e,  a causa di una sostanza iniettata nel suo corpo, si ritrova con forza e poteri speciali. Besson, sempre attento a raccontare eroine femminili (Nikita, The lady), esplora  - tra neuroscienza e scampoli di Taoismo – la psiche umana per cogliere debolezze e potenzialità. Il tutto con il consueto e accattivante ritmo fumettistico-adrenalinico. Notevole cast.  “Il fuoco della vendetta”, di Scott Cooper. Russel, operaio metallurgico, conduce un’onesta  esistenza con la fidanzata; ma suo fratello Rodney – reduce dall’Iraq e anima inquieta e autodistruttiva, caduto nel giro della boxe clandestina – mette a soqquadro tutto. Film di alta intensità, ben fotografato e ambientato nelle desolanti periferie industriali, nichilista, pervaso da un opprimente senso di colpa fino a sfiorare una sorta di calvario. Colonna sonora che evoca le dimensione western (non nuove per il regista) donando atmosfere struggenti e malinconica. Bravi anche gli attori.

 

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