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ott 10 2014

Week end al cinema: i consigli di Nichelino città

sposa(Antonio Infuso). Ecco le proposte cinematografiche di “Nichelino Città” per il week-end.  “Il regno d’inverno”, di Nuri Bilge Ceyaln. Il ricco Aydin, ex teatrante, apre un suggestivo locale (scavato nella roccia) in un remoto e affascinante angolo della Cappadocia; nel molto tempo libero si dedica alle sue passioni intellettuali; un parabrezza infranto da un sasso rompe l’equilibrio quotidiano di quel mondo. Palma d’Oro a Cannes, il film – lungo ma non noioso – si snoda elegantemente, sorretto da ottime sceneggiatura e fotografia,  tra parole e paesaggi, interni e stati d’animo, in un clima molto checoviano, e nemmeno troppo lontano da Dostoevskij. Un intenso scandagliare nel profondo del lungo sonno che anticipa l’inverno della vita. “Io sto con la sposa”, di A. Augugliano/G. Del Grande/K. Soliman Al Nassiry. Un regista, una giornalista e un poeta aiutano cinque migranti, sbarcati a Lampedusa, a raggiungere prima Milano e poi, in modo originale, fino al grande nord in Svezia, in una sorta di corteo nuziale. Una fiaba/documentario che si sviluppa lungo tremila chilometri, tra clandestinità e legalità, tra realtà e sogno, tra speranza e paura. Firmato a “sei mani”, il film, attuale ma non scontato, è coraggioso è diventa un inno – a tratti avventuroso ed euforico – alla solidarietà, alla mobilità dei popoli, alla libertà e ai diritti. “The equalizer – Il vendicatore”, di Antoine Foqua.  A Boston, l’ex-agente Cia, Robert McCall, scende in campo per proteggere la prostituta Alina detta Terry, conosciuta in una tavola calda e vittima di un pestaggio da parte della criminalità russa. McCall rimetterà le cose a posto, a suo modo. Riprendendo il personaggio di una famosa serie televisiva degli anni 80 (Un giustiziere a New York), la pellicola – ben diretta – alterna momenti intimistici (sulla solitudine disperata di un eroe moderno) a sequenze ad alta intensità, violente e quasi isteriche, restituendo in pieno il clima, le nevrosi e le paure metropolitane. Il topos del buono che uccide per un senso di giustizia, il cui epigono fu Charles Bronson, è ormai entrato in pieno nella nostra cultura. “Lucy”, di Luc Besson. Una studentessa di Taiwan finisce invischiata nel mondo del crimine, viene sequestrata e,  a causa di una sostanza iniettata nel suo corpo, si ritrova con forza e poteri speciali. Besson, sempre attento a raccontare eroine femminili (Nikita, The lady), esplora  - tra neuroscienza e scampoli di Taoismo – la psiche umana per cogliere debolezze e potenzialità. Il tutto con il consueto e accattivante ritmo fumettistico-adrenalinico. Notevole cast. “Una promessa”, di Patrice Leconte. Il giovane Friedrich diviene segretario di Karl e si inserisce nel suo ambiente familiare; si innamorerà di Lotte, moglie del suo datore di lavoro. Film ad ambientazione interna e che si sviluppa quasi come una partitura musicale. Il bravo Leconte disvela e osserva lo stato nascente di un amore senza futuro, la passione che non potrà diventare sentimento. La mano registica, come già in passato, è notevole nel raccontare emozioni, scorrere del tempo, il non detto, il perduto, il possibile e il desiderabile. In poche parole la vita nella sua incompiutezza. La pellicola è tratta dal romanzo di Stefan Zweig “Viaggio nel passato”. “Sin City 2”, di Frank Miller e Robert Rodriquez. I destini di un gruppo di personaggi si incrociano in maniera drammatica nelle strade e nella notte della città del peccato. Giunge, dopo nove, anni, il secondo episodio di “Sin City”, parto del grande Frank Miller, capace di restituire nella sua lunga carriera anche un “Batman” sofferente, lacerato e oscuro. Donne fatali, vendette che attendono di essere consumate, ambientazioni noir come il cuore della città maledetta, protagonisti fumettisticamente ipercaricati, vagamente misogino. Un sorta di viaggio inquietante e spettacolarizzato tra le pieghe della notte dell’animo.  “Il fuoco della vendetta”, di Scott Cooper. Russel, operaio metallurgico, conduce un’onesta  esistenza con la fidanzata; ma suo fratello Rodney – reduce dall’Iraq e anima inquieta e autodistruttiva, caduto nel giro della boxe clandestina – mette a soqquadro tutto. Film di alta intensità, ben fotografato e ambientato nelle desolanti periferie industriali, nichilista, pervaso da un opprimente senso di colpa fino a sfiorare una sorta di calvario. Colonna sonora che evoca le dimensione western (non nuove per il regista) donando atmosfere struggenti e malinconica. Bravi anche gli attori.

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