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ago 29 2014

Week end al cinema: i consigli di “Nichelino Città”

Film Review Under the Skin(Antonio Infuso). Si apre la nuova stagione cinematografica e presto arriveranno in sala i film del Festival di Venezia. Ma vediamo cosa offre il week-end. “Il fuoco della vendetta”, di Scott Cooper. Russel, operaio metallurgico, conduce un’onesta  esistenza con la fidanzata; ma suo fratello Rodney – reduce dall’Iraq e anima inquieta e autodistruttiva, caduto nel giro della boxe clandestina – mette a soqquadro tutto. Film di alta intensità, ben fotografato e ambientato nelle desolanti periferie industriali, nichilista, pervaso da un opprimente senso di colpa fino a sfiorare una sorta di calvario. Colonna sonora che evoca le dimensioni western (non nuove per il regista) donando atmosfere struggenti e malinconiche. Bravi anche gli attori. “Under the skin”, di Jonathan Blazer. In Scozia, una misteriosa donna proveniente da un altro pianeta, si impossessa delle sembianze di una ragazza appena deceduta . Approfittando del suo sex-appeal e della sua affascinante bellezza inizia ad adescare uomini prendendosi poi le loro vite. Tratta dal romano di Michel Faber “Birth”, la pellicola si snoda come un “on the road” visionario e allucinante che segue il viaggio della serial-killer extraterrestre. Attraversando i temi complessi  del “doppio”, tra i paesaggi silenziosi delle Highlands,  cerca – forse mancando un po’ di spinta empatica – di trasmettere una visione altra del mondo e  dell’umanità  “Hercules”, di Brett Ratner . L’invincibile e mitico eroe dell’Attica, dopo le 12 fatiche, si mette al servizio di un sovrano per liberare la Tracia. Ispirato al comic book della Radical Comics, di Steve Moore, la pellicola – pur avendo una sceneggiatura un po’ debole e diversi limiti – è, per certi versi, sorprendente; soprattutto nel suo fluttuare in equilibrio tra realtà e mito, tra possibile e impossibile. Ben riuscito nei momenti d’azione, questo “Hercules” di ultima generazione riesce originalmente a giocare con la mitologia prima ancora di celebrarla. Perfetta la scelta del gigantesco Dwyane Jonhson per interpretare l’eroe. “Apes revolution – Il pianeta delle scimmie”, di Matt Reeves. L’umanità è stata quasi sterminata da un virus creato dall’uomo durante alcuni esperimenti sulle scimmie. Queste ultime vivono, guidate dal saggio Cesare, nella foresta; mentre i superstiti di San Francisco, in riserva di energia, devono rimettere in funzione una diga. Ma fra essi e la struttura c’è la terra dei nostri parenti primati. Lo scontro è inevitabile. Ennesima avventura, fra sequel e presequel,  della leggendaria saga – inaugurata nel 1968 da “Il pianeta delle scimmie”, diretto da Schaffner – “Apes revolution” si colloca temporalmente dopo “L’alba del pianeta delle scimmie” e il trittico di cortometraggi (“Before the dawn of the Planet Apes”). Affidato alla mano abile e accorta di Matt Reeves, il film attraversa diversi generi cinematografici e – supportato dagli effetti speciali (a cominciare dal fenomenale “motion  capture”) e dalle scenografie apocalittiche – declina nel versante di una notevole metafora sulla guerra e sulla paura della diversità. Incalzante nel ritmo e introspettiva nei momenti di rallentamento dell’azione (con uno scaltro indugiare sui primi piani) la pellicola si dipana con un grande respiro epico e lascia le porte aperte un successivo atteso seguito.  “Mai così vicini”, d Rob Reiner. In un condominio, si incontrano lo scorbutico Oren,  agente immobiliare che deve accudire la nipotina, e la sensibile Leah, vedova e cantante di nightclub; l’amore è in agguato. Firmata da Reiner, esperto del cinema romantico ma non melenso, la pellicola nella sua apparente semplicità e leggerezza riesce a farsi apprezzare e a regalare una piccola oasi. “Lunchbox”, di Ritesh Batra: la giovane Ila, per risvegliare le attenzioni del marito, prepara un pranzetto speciale che, erroneamente, il servizio di consegne “Munbai” fa arrivare sulla scrivania di un uomo maturo e vedovo; nasce uno scambio epistolare e sentimentale. Opera d’esordio di Ritesh Batra, più propenso alla commedia che al mondo di Bollywood, la pellicola – apprezzata a Torino e Cannes – è piacevole e anche emozionante nel dipanarsi, delicato e improbabile, di una storia d’amore virtuale. “In ordine di sparizione”, di Hans Setter Moland: Norvegia, un ragazzo muore per un’apparente overdose, il padre è invece convinto che si tratti di un omicidio e inizia una pericolosa ricerca per vendicare il figlio. Il film è una notevole black comedy, a tinte noir e qualche incursione nel grottesco, ben equilibrata tra dialoghi e silenzi, tra il bianco inquietante delle terre scandinave e l’immobilità perenne, anche macabra e divertente e con ironici e allusivi omaggi a taluni autori di culto. Grandi interpreti, tra i quali spicca un inossidabile Bruno Ganz.

 

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