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lug 25 2014

Week end al cinema: i consigli di “Nichelino città”

transformer(Antonio Infuso). Molte sale hanno chiuso o stanno per chiudere i battenti per le vacanze estive ma vediamo cosa troviamo ancora programmazione, in attesa del 30 luglio per l’uscita nel nuovo episodio della saga del “Pianeta delle scimmie”. “Transformers 4”, di Michael Bay. A qualche di distanza dall’ultima tremenda battaglia con i robot, un meccanico e sua figlia rincappano, tra il materiale di scarto, in qualcosa che incuriosisce il governo: causerà il ritorno dei transformer. Diretta dalla mano esperta di Bay (“Con air” “Pearl harbor”, “Bad Boy”) la pellicola punta da un lato sugli iperbolici  effetti speciali e dall’altro cerca di restituire una dimensione vagamente concettuale ed esistenziale agli eccessi tecnologici del futuro prossimo venturo. “Racconti d’amore”, di Elisabetta Sgarbi. Quatto storie di sentimenti ed emozioni, al tempo della “Liberazione”: partigiani, staffette, amori e tradimenti; un fuggiasco, un pescatore innamorato, Con notevole grazia e con la guerra in sottofondo, la Sgarbi ambienta illusioni e sogni, fra nebbie, albe, tramonti, delta, pianure, in una dimensione tempoarle quasi sospesa. Opera intellettuale e riuscita. “La madre”, di Angelo Maresca. Don Paolo perde la testa, ricambiato, per una parrocchiana; la madre di lui, iperprotettiva, è disperata. Tratto da un romanzo di Grazia Deledda, il film si sviluppa come un vero e proprio melodramma, cupo, dolente e tormentato. Buon esordio per Maresca capace di riconsegnare attraverso l’immagine la forza narrativa della Deledda. “Mai così vicini”, d Rob Reiner. In un condominio, si incontrano lo scorbutico Oren,  agente immobiliare che deve accudire la nipotina, e la sensibile Leah, vedova e cantante di nightclub; l’amore è in agguato. Firmata da Reiner, esperto del cinema romantico ma non melenso, la pellicola nella sua apparente semplicità e leggerezza riesce a farsi apprezzare e a regalare una piccola oasi.  “Quel che sapeva Maisie”, di Scott McGehee e David Siegel. La matura rock star Susanna e l’ex-marito Beale, carrierista uomo d’affari, si contendono la figlia Maisie che si trova bene solo con i rispettivi partner dei genitori. Tratto da un racconto di Henry James, il film è abilmente inserito in un accattivante ambientazione metropolitana; i toni da commedia e le vampate di realismo ne fanno una bella fotografia dei complicati intrecci famigliari contemporanei.  “Jersey Boys”, di Clint Eastwood. Da tempo non vi è dubbio: Eastwood è uno dei più grandi registi contemporanei. Non sbaglia più un colpo, consegnando sempre al pubblico una visione poetica e dolente, nostalgica e impietosa, romantica e realista, insomma vero cinema. E con la storia vera dei Four Seasons di Frank Valli (ripresa da un musical), i quattro ragazzi  italo-americani del Jersey che scalano le classiche con il loro sound tipicamente sixties, conferma pure la sua passione per la musica (spesso Clint compone). Bello spaccato di un ambiente culturale e sociale; ottimi attori, tocco registico curato, attento e non invasivo. Ancora una volta, grazie, ex-ispettore Callaghan. “In ordine di sparizione”, di Hans Setter Moland: Norvegia, un ragazzo muore per un’apparente overdose, il padre è invece convinto che si tratti di un omicidio e inizia una pericolosa ricerca per vendicare il figlio. Il film è una notevole black comedy, a tinte noir e qualche incursione nel grottesco, ben equilibrata tra dialoghi e silenzi, tra il bianco inquietante delle terre scandinave e l’immobilità perenne, anche macabra e divertente e con ironici e allusivi omaggi a taluni autori di culto. Grandi interpreti, tra i quali spicca un inossidabile Bruno Ganz.

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