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giu 20 2014

Week end al cinema: i consigli di Nichelino Città

Jersey-Boys-2(Antonio Infuso). Ecco i consigli cinematografici di “Nichelino Città” per il weekend. “Jersey Boys”, di Clint Eastwood. Da tempo non vi è dubbio: Eastwood è uno dei più grandi registi contemporanei. Non sbaglia più un colpo, consegnando sempre al pubblico una visione poetica e dolente, nostalgica e impietosa, romantica e realista, insomma autenticoo cinema.. E con la storia vera dei dei Four Season di Frank Valli (ripresa da un musical di successo), dei quattro ragazzi  italo-americani del Jersey che scalano le classifiche con il loro sound tipicamente sixties, conferma pure la sua passione per la musica (spesso Clint compone). Bello spaccato di un ambiente culturale e sociale; ottimi attori, tocco registico curato, attento e non invasivo. Ancora una volta, grazie, ex-ispettore Callaghan. “Synedoche, New York”, di Charlie Kaufman. Un autore teatrale si districa fra quotidianità e arte, nel tentativo di mettere in scena uno spettacolo sulla sua vita. Film interessante, originale, personale, tutto imperniato su una dimensione spazio-temporale incerta, governata dalal paura della morte, dove rappresentazione e reale si confondono. Bella prova attoriale del compianto Seymour Hoffman. “Locke”, di Steven Knight. Ivan Locke, capocantiere apprezzato, famiglia e vita tranquilla, riceve – una notte – una telefonata; da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. Ottimo film, con le giuste tinte di commedia e tragedia, che si svolge tutto all’interno di un auto, in tempo reale, ben scritto e con un notevole attore, capace di rappresentare con toni pacati ma perfetti, il viaggio infernale di un uomo comune. “Le Meraviglie”, di Alice Rohnwacher: la giovane e inquieta Gelsomina vive nela campagna umbra con la famiglia; il tempo e la routine di quell’esistenza quasi immobile e scandita dall’impollinazione delle api, vengono interrotti dall’arrivo di Martin e di un troupe televisiva. Un’affascinante, poetica, delicata e intensa cronaca di un’adolescenza. L’alba della vita adulta, delle pulsioni e del desiderio di “andare”, vengono seguite e dal Rohnwacher con sguardo attento, in un’atmosfera rurale soffocante e magica. Premiato con merito a Cannes. “Tutta colpa del vulcano”, di Alexander Coffre: gli ex coniugi Alain e Valerie, si ritrovano nello stesso aereo per andare al matrimonio greco delle figlia, Cecile. I due continuano a non sopportarsi. L’eruzione del vulcano islandese Eyjfjallajökull  li costringe a viaggiare insieme per arrivare a Corfù. Commedia discreta con situazioni  prossime al cartone animato, in una dimensione on the road evocativa e con due bravi attori. “The edge of tomorrow – senza domani”, di Doug Liman: in un tempo futuro e imprecisato, gli alieni stanno per invadere la terra., il tenente Cage è inviato in Normandia per combattere i marziani, ma viene colpito a morte e si risveglia nel giorno prima, in una gabbia temporale, condannato a rivivere sempre le stesse ventiquattro ore. Idea non nuovissima per un film che senza cadere  nello scontato e in una dimensione filosofica troppo complessa, riesce a sorprendere per il convulso ritmo, gli effetti, per talune soluzioni narrative e per gli accattivanti personaggi. “In ordine di sparizione”, di Hans Setter Moland: Norvegia, un ragazzo muore per un’apparente overdose, il padre è invece convinto che si tratti di un omicidio e inizia una pericolosa ricerca per vendicare il figlio. Il film è una notevole black comedy, a tinte noir e qualche incursione nel grottesco, ben equilibrata tra dialoghi e silenzi, tra il bianco inquietante delle terre scandinave e l’immobilità perenne, anche macabra e divertente e con ironici e allusivi omaggi a taluni autori di culto. Grandi interpreti, tra i quali spicca un inossidabile Bruno Ganz. “X-Men – Giorni di un futuro passato”, di Bryan Singer: siamo in un cupo 2020, i Mutanti sono ridotti male e per, per trovare per trovare al salvezza, decidono di mandare in missione temporale, negli anni Settanta, il loro più forte membro: Wolverine. Settimo film della saga dedicata agli eroi Marvel, affidato alle esperte mani di Bryan Simger (regista dei primi due “X-men” e del notevole “I soliti sospetti”). Grande cast di attori, avventura, effetti, molte citazioni, strizzatine d’occhio alla fantascienza anni Settanta, qualche intoppo narrativo ma decisamente accattivante e godibile per i tanti amanti del genere. “The German doctor”, di Lucia Puenzo: 1960, tra le terre sperdute d’Argentina, in una comunità tedesca, giunge uno straniero; la dodicenne Lilith ne è affascinata ma l’uomo è Mengele, l’angelo della morte, il medico che eseguì folli esperimenti sui deportati durante il nazismo. Attraverso la visione fantastica e ipnotica degli occhi di una bambina, l’intenso film della Puenzo narra soprattutto la capacità seduttiva del Male e la sublimazione del crimine, incuneandosi nell’oscurità dell’animo umano. Da vedere. “La sedia della felicità”, di Carlo Mazzacurati: i romani Dino e Bruna, tatuatore ed estetista nella Padania, cercano un tesoro in una sedia; anche un prete disperato è della partita. Film-testamento per Carlo Mazzacurati, ambientato in quel Nord-Ovest che lui seppe già disvelare con il bellissimo e dimenticato “Notte italiana”. Equivoci e colpi di scena  per una commedia-fiaba divertente, vitale un po’ pazza e rigeneratrice; con tanti attori-amici insieme a Carlo, un grande regista, una mancanza per il cinema italiano.

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