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lug 11 2014

Week end al cinema: i consigli di Nichelino Città

madre 2Antonio Infuso). Ecco i consigli cinematografici di “Nichelino Città” per il week end. “La madre”, di Angelo Maresca. Don Paolo perde la testa, ricambiato, per una parrocchiana; la madre di lui, iperprotettiva, è disperata. Tratto da un romanzo di Grazia Deledda, il film si sviluppa come un vero e proprio melodramma, cupo, dolente e tormentato. Buon esordio per Maresca capace di restituire attraverso l’immagine la forza narrativa della Deledda. “Mai così vicini”, d Rob Reiner. In un condominio, si incontrano lo scorbutico Oren,  agente immobiliare che deve accudire la nipotina, e la sensibile Leah, vedova e cantante di nightclub; l’amore è in agguato. Firmata da Reiner, esperto del cinema romantico ma non melenso, la pellicola nella sua apparente semplicità e leggerezza riesce a farsi apprezzare e a regalare una piccola oasi. Grazie al restauro della Cineteca di Bologna (con il sostegno di Unipol) viene riproposta tutta la “trilogia del dollaro” di Sergio Leone: i film che hanno riscritto l’estetica e la drammaturgia del western (apendo la strada a un filone di successo internazionale)  e che ancora oggi influenzano grandi registi (Tarantino per primo). Ora in sala ci sono “Per un pugno di dollari” e “Per qualche dollaro in più”, presto farà la sua comparsa “Il buono, il brutto, il cattivo” (il 17 luglio). Grazie al restauro potremo gustare i tagli, gli errori e le chicche che ormai tanto cinema americano ci ha abituato a vedere nei titoli di coda, negli extra dei dvd ma che sono quanto mai curiosi. Vedremo Clint Eastwood (con sigaro e senza e sempre e parco di parole) che non riesce a estrarre la pistola, Volontè scoppiare in risate e tante altre sorprese. Insomma, una grande occasione per (ri)vedere un certo cinema d’autore che è entrato nella mitologia della “settima d’arte”, grazie anche alla suggestiva colonna sonara di Ennio Morricone. “Gebo e l’ombra”, di Manoel de Oliveira. Nell’abitazione dell’anziano Gebo, che vive modestamente con moglie e nuora, spesso si incontrano amici per discutere e chiacchierare; l’arrivo del figlio, divenuto un delinquente, sconvolge la routine della casa in modo drammatico. L’ultracentenario  De Oliveira propone, in una dimensione teatrale, il tema della crisi economica e dei sui effetti sugli umani destini; cinema d’autore e saggio morale di notevole intensità; interpreti di livello. “Quel che sapeva Maisie”, di Scott McGehee e David Siegel. La matura rock star Susanna e l’ex-marito Beale, carrierista uomo d’affari, si contendono la figlia Maisie che si trova bene solo con i rispettivi partner dei genitori. Tratto da un racconto di Henry James, il film è abilmente inserito in un accattivante ambientazione metropolitana; i toni da commedia e le vampate di realismo ne fanno una bella fotografia dei complicati intrecci famigliari contemporanei.  “Jersey Boys”, di Clint Eastwood. Da tempo non vi è dubbio: Eastwood è uno dei più grandi registi contemporanei. Non sbaglia più un colpo, consegnando sempre al pubblico una visione poetica e dolente, nostalgica e impietosa, romantica e realista, insomma vero cinema.. E con la storia vera dei Fab Season di Frank Valli (ripresa da un musical), dei quattro ragazzi  italo-americani del Jersey che scalano le classiche con il loro sound tipicamente sixties, conferma pure la sua passione per la musica (spesso Clint compone). Bello spaccato di un ambiente culturale e sociale; ottimi attori, tocco registico curato, attento e non invasivo. Ancora una volta, grazie, ex-ispettore Callaghan. “Synedoche, New York”, di Charlie Kaufman. Un autore teatrale si districa fra quotidianità e arte, nel tentativo di mettere in scena uno spettacolo sulla sua vita. Film interessante, originale, personale, tutto imperniato su una dimensione spazio-temporale incerta, governata dalla paura della morte, dove rappresentazione e reale si confondono. Bella prova attoriale del compianto Seymour Hoffman. “Le Meraviglie”, di Alice Rohnwacher: la giovane e inquieta Gelsomina vive nella campagna umbra con la famiglia; il tempo e la routine di quell’esistenza quasi immobile e scandita dall’impollinazione delle api, vengono interrotti dall’arrivo di Martin e di una troupe televisiva. Un’affascinante, poetica, delicata e intensa cronaca di un’adolescenza. L’alba della vita adulta, delle pulsioni e del desiderio di “andare”, vengono seguite e dal Rohnwacher con sguardo attento, in un’atmosfera rurale soffocante e magica. Premiato con merito a Cannes. “The edge of tomorrow – senza domani”, di Doug Liman: in un tempo futuro e imprecisato, gli alieni stanno per invadere la terra., il tenente Cage è inviato in Normandia per combattere i marziani, ma viene colpito a morte e si risveglia nel giorno prima, in una gabbia temporale, condannato a rivivere sempre le stesse ventiquattro ore. Idea non nuovissima per un film che senza cadere  nello scontato e in una dimensione filosofica troppo complessa, riesce a sorprendere per il convulso ritmo, gli effetti, per talune soluzioni narrative e per gli accattivanti personaggi. “In ordine di sparizione”, di Hans Setter Moland: Norvegia, un ragazzo muore per un’apparente overdose, il padre è invece convinto che si tratti di un omicidio e inizia una pericolosa ricerca per vendicare il figlio. Il film è una notevole black comedy, a tinte noir e qualche incursione nel grottesco, ben equilibrata tra dialoghi e silenzi, tra il bianco inquietante delle terre scandinave e l’immobilità perenne, anche macabra e divertente e con ironici e allusivi omaggi a taluni autori di culto. Grandi interpreti, tra i quali spicca un inossidabile Bruno Ganz. “X-Men – Giorni di un futuro passato”, di Bryan Singer: siamo in un cupo 2020, i Mutanti sono ridotti male e per, per trovare per trovare al salvezza, decidono di mandare in missione temporale, negli anni Settanta, il loro più forte membro: Wolverine. Settimo film della saga dedicata agli eroi Marvel, affidato alle esperte mani di Bryan Simger (regista dei primi due “X-men” e del notevole “I soliti sospetti”). Grande cast di attori, avventura, effetti, molte citazioni, strizzatine d’occhio alla fantascienza anni Settanta, qualche intoppo narrativo ma decisamente accattivante e godibile per i tanti amanti del genere.

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