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mag 23 2014

Week end al cinema: i consigli di “Nichelino Città”

ana-arabia(Antonio Infuso). Ecco i consigli cinematografici di “Nichelino Città” per il weekend. “X-Men – Giorni di un futuro passato”, di Bryan Singer: siamo in un cupo 2020, i Mutanti sono ridotti male e per, per trovare per trovare al salvezza, decidono di mandare in missione temporale, negli anni Settanta, il loro più forte membro: Wolverine. Settimo film della saga dedicata agli eroi Marvel, affidato alle esperte mani di Bryan Simger (regista dei primi due “X-men” e del notevole “I soliti sospetti”). Grande cast di attori, avventura, effetti, molte citazioni, strizzatine d’occhio alla fantascienza anni Settanta, qualche intoppo narrativo ma decisamente accattivante e godibile per i tanti amanti del genere. “Ana Arabia”, di Amos Gitai: la giornalista Yael, ripercorre al vita di Anna, ebrea polacca sopravvissuta ai campi di stermino tedeschi, e sposatati, poi, con una arabo, contravvenendo a tutta la morale e ai vincoli dell’epoca; a raccontare il tragitto della donna sono i parenti e i conoscenti. Tratto da una storia vera, il bel film di Gitai, si snoda come una sorta di documentario-racconto orale, divenendo una metafora di un destino intrecciato e conflittuale, quello di arabi e palestinesi, che sembra non trovare pace. La pellicola è girata in un unico piano-sequenza: un modo –cinematograficamente  arduo ma riuscito – per tentare di unire due culture e due popoli “Non dico altro”, di Nicole Holofcener: la massaggiatrice Eva e il corpulento Albert si incontrano a una festa, iniziano a legare ma poi la loro relazione si complica. E’ uno degli ultimi film di James Gandolfini, noto in tutto il mondo per il ruolo di Tony Soprano e scomparso un anno fa; l’attore italo-americano  ci lascia una interpretazione di altissimo livello, disegnando stupendamente un uomo sovrappeso, di mezza età, malinconico, divertente e timoroso di mettersi di nuovo in gioco; bella sceneggiatura, una regia attenta ai dettagli, intelligente, delicata e ironica nel raccontare una storia goffa e struggente, semplice e sincera. “Padre vostro”, di Vinko Bresan: in una piccola isola della Dalmazia non nascono più bambini; il parroco ha un idea: bucare i preservativi e metterli in commercio; arrivano tanti bambini e parecchie complicazioni. Muovendosi dai toni della commedia fino in prossimità della tragedia e creando una dimensione quasi surreale e straniante, il film è accattivante, provocatorio, dirompente,  “politicamente scorretto” (come dicono al giorno d’oggi)  nel denunciare le gravi e profonde contraddizioni della ex-Jugoslavia. “The German doctor”, di Lucia Puenzo: 1960, tra le terre sperdute d’Argentina, in una comunità tedesca, giunge uno straniero; la dodicenne Lilith ne è affascinata ma l’uomo è Mengele, l’angelo della morte, il medico che eseguì folli esperimenti sui deportati durante il nazismo. Attraverso la visione fantastica e ipnotica degli occhi di una bambina, l’intenso film della Puenzo narra soprattutto la capacità seduttiva del Male e la sublimazione del crimine, incuneandosi nell’oscurità dell’animo umano. Da vedere. “Alabama Monroe”, di Felix von Groeningen: nelle Fiandre, una coppia di coniugi – lui musicista (suona il banjo) di “bluegrass”, lei dotata di un animo ribelle e con il corpo tatuato – assistono la figlioletta malata di cancro; inizia una risalta lungo i labirinti dei ricordi, ripercorrendo l’evolversi di una bella storia d’amore. Perennemente in bilico fra il dolore del presente e l’emozione del passato, la pellicola – atto d’amore anche nei confronti di una certa cultura musicale, cinematografica e hippy americana – sceglie il terreno del “melò” senza subirne totalmente i limiti. Ben interpretato  e colona sonora e di ottimo livello. “The amazing Spider 2 – Il potere di Electro”, di Marc Webb: Spiderman, eroe indomito, che tesse la sua tela contro il male, se la deve vedeer con diversi nemici, da Electro al Goblin Verde, ma è sempre pronto a proteggere New York e suoi abitanti. Con il classico dualismo dissociativo tra il timido, lacerato e malinconico uomo normale (Peter Parker) e l’eroe impavido, si snoda la spettacolare ennesima avventura dell’Uomo Ragno. Grandi effetti speciali, ritmo elevato, allusioni morali e qualche ripetizione. L’azione è garantita. “Ninph()maniac – Vol 2”, di Lars Von Trers: nella seconda parte del film scandalo di Von Triers, Joe prosegue il racconto della sua intensa promiscuità sessuale a Seligman  Alla torbida atmosfera dell’eros accentuato si aggiungono la dimensione noir, gli ambienti criminali, la perdita del piacere e una gravidanza. Più filosofeggiante del primo episodio e con qualche caratteristica del saggio cinematografico, il film risulta provocatorio e intrigante, a tratti straniante, tra la notte dei desideri oscuri e la dolenza di una vita quasi sprecata. “La sedia della felicità”, di Carlo Mazzacurati: i romani Dino e Bruna, tatuatore ed estetista nella Padania, cercano un tesoro in una sedia; anche un prete disperato è della partita. Film-testamento per Carlo Mazzacurati, ambientato in quel Nord-Ovest che lui seppe già disvelare con il bellissimo e dimenticato “Notte italiana”. Equivoci e colpi di scena  per una commedia-fiaba divertente, vitale un po’ pazza e rigeneratrice; con tanti attori-amici insieme a Carlo, un grande regista, una mancanza per il cinema italiano. “Gigolò per caso”, di John Turturro: la crisi economica colpisce il libraio Murray (Woody Allen) che  decide di arrotondare organizzando incontri a pagamento con mature signore, per l’amico Fioravante (Turturro), fioraio e idraulico, timido ma seduttivo; tutto fila liscio finché lo gigolò non si innamora della vedova di un rabbino. Quinta regia per Turturro che tira fuori dal cilindro una bella commedia di qualità, garbata, divertente, agrodolce, ironica, dondolante tra solitudine e bellissimi scorci di Brooklyn, tra ebraismo e sensualità, tra silenzi e ammirazione per la bellezza delle donne. Grande coppia di attori, notevole galleria di interpreti femminili e ottime note jazz di sottofondo. “Storia di una ladra di libri”, di Brian Percival: l’adolescente Liesel, viene adottata da una coppia di coniugi, durante il periodo nazista; la ragazzina impara a leggere, si affeziona a un giovane ebreo, tenuto nascosto in cantina, e nei libri trova un mondo “altro”. Voce narrante un tantino ingombrante ma ironica, per un film – tratto un best seller di Markus Zusak – che a volte eccede nel manierismo ma che trova vigore nei contenuti e nelle interpretazioni. “Rio 2 – Missione Amazzonia”, di Carlos Saldanha. I due pappagalli Blu e Gioel vivono a Rio con la famiglia; scoprono che nella foresta esistono altri ara blu; decidono di andare all’avventura. Secondo episodio della saga, è un “cartone” ben riuscito, divertente, con un buon ritmo, ricco di citazioni, curato; farà impazzire i bambini.   “Noah”, di Darren Aronofsky:  il Diluvio Universale, un dei più celebri episodi della Genesi (per la verità scopiazzato, come molte altre vicende bibliche, da precedenti testi Sumeri) viene raccontato in chiave non sempre ortodossa e con echi ecologisti da Aronosfky (“L’Albero della vita”, “Il Cigno nero”); ne risulta una bella pellicola dai grandi momenti, intensi, talvolta deliranti e melodrammatici e supportati da un montaggio serrato e da ottimi interpreti. “Grand Budapest Hotel”, di Wes Anderson:  in una repubblica immaginaria si snoda la vita di un direttore d’albergo, confessore e dispensatore di piaceri per molte attempate clienti; una questione di eredità complica la vita dell’uomo. Dedicato allo scrittore Stefan Zweig, il film conferma il talento, il gusto e la dimensione intellettuale di Anderson che – con i toni e modalità della commedia e con colori pastello – realizza un film dai forti rimandi, attento alle realtà sociale e capace di indurre riflessioni acute sul senso dell’arte e, perciò, della vita.

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