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mar 08 2013

Week end al cinema: i consigli di Nichelino Città

Ecco i consigli cinematografici di “Nichelino Città” per il week end.  “Il lato positivo”, di David O’Russell.; due esistenze border-line si incontrano; lui è in cura psichiatrica per aver picchiato l’amante della moglie, lei è in depressione per la morte del marito: riuscito, equilibrato, anche temerario e ardito nel suo sviluppo tra dramma e commedia. “Upside down”, film fantasy del bravo Juan Digeo Solanas; Adam vive nel “mondo sotto” mentre Eden appartiene al “mondo sopra”, gli abitanti dei due mondi non possono incontrasi ma loro si innamorano: bellissima ambientazione, fortemente simbolico e con qualche eco langhiano (“Metropolis”). “Educazione siberiana”, di Gabriele  Salvatores, tratto dal famoso romanzo di Nicolai Lilin; la storia di due giovani cresciuti nella cultura criminale – a suo modo etica – del loro piccolo villaggio, ma l’aria dell’Ovest giunge in quelle terre lontane e fredde: storia di amicizia e speranza, delusioni e violenza, dolcezza e disorientamento; diretto benissimo dalle sapienti  mani di Salvatores, il film – bello – segnala qualche limite in una sceneggiatura un po’ didascalica e lontana dal pathos del romanzo. “Anna Karenina”, di Joe Wright, dal libro di Tolstoj, il sogno d’amore di una donna sposata  che si invaghisce di un nobile: trasposizione fedele al testo originale, riadattata su un forma tipicamente  teatrale e ben interpretato. “Il re della terra selvaggia”, di Behn Zeitlin, intensa vicenda ambientata nelle paludi della Lousiana: la piccola Hushpuppy vive con il padre malato e deve affrontare una natura ostile e un destino avverso; tra realtà e fantasia, tra pathos e mitologia, e grazie ad un eccezionale giovane interprete,  emerge un film di non comune fascino e bellezza “Viva la libertà”, di Roberto Andò: un leader di partito decide di sparire dalla circolazione e va a Parigi; in Italia viene sostituto dal fratello gemello; tratto dal romanzo “Il treno vuoto”, è un film di notevole bellezza, intensità e gentilezza del tocco, completato da un bel cast di attori. “Zero Dark Thirty” della sempre brava Cathryn Bigelow: un decennio sulle tracce di Bin Laden da parte dell’abile agente Maya; ben ricostruito, attento alle dimensioni  psicologiche, sostenuto da un grande ritmo nella scrittura e nel montaggio. “Les Miserables”, il notevole musical diretto da Tom Hooper e tratto dal romanzo di Victor Hugo: il destino di Jean Valjean, tra prigionia, libertà, redenzione, affetti e rivoluzione; maestria registica e un ottimo cast per un musical  riuscitissimo e che appassionerà. “Django unchained”, il western del geniale Quentin Tarantino: lo schiavo Django viene liberato da un bounty killer e dovranno salvare una donna; poderoso, spettacolare, cast eccezionale, ironico, ben contrappuntato dalla colona sonora, il film di Tarantino è anche un grande omaggio allo “spaghetti-western” italiano, a Leone, al cinema degli sguardi interminabili, dei dettagli, delle atmosfere morriconiane e barocche. “Lincoln”, il nuovo film di Steven Spielberg che ripercorre le vicende del presidente Abramo Lincoln (Daniel Day Lewis) impegnato nella battaglia contro lo schiavismo; intenso, mai didascalico, sincero, un affresco anche spettacolare, un grande film. Quindi, “Quartet”, l’esordio alla regia per Dustin Hoffman: in una casa di riposo per anziani musicisti e cantanti lirici rinasce l’amore tra due ex-coniugi, aiutato dalle atmosfere del “Rigoletto”; grandissimi attori per una pellicola dal leggero ma intelligente tocco registico, con la passione per la musica e i timori del crepuscolo. “Flight” di Robert Zemeckis, un pilota d’aereo con una pazzesca manovra a salvare praticamente tutti i passeggeri; ma poi iniziano i guai; ancora un’ottima prova per Zemeckis che realizza un film emozionante, d’azione ma, allo stesso tempo, piuttosto riflessivo in termini etici. C’è ancora il film di Giuseppe Tornatore “La migliore offerta”: a un solitario banditore ed esperto d’arte viene commissionata la valutazione di un patrimonio di famiglia da una donna misteriosa; ben girato e interpretato, un’intensa e crudele metafora su verità e finzione, su amore e tradimento, su speranza e delusione; notevole. Antonio Infuso

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