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gen 10 2014

Week end al cinema: i consigli di Nichelino Città

 

 

(Antonio Infuso). Ecco i consigli cinematografici di “Nichelino città” per il week end.  “Il grande match”, di Peter Seagal: due anziani pugili, sotto la spinta dei media, tornano sul ring per una spettacolare sfida. Stallone e De Niro hanno interpretato già il ruolo del boxeur e certo non sfuggono a replicare se stessi in un film che utilizza due icone hollywoodiane per una storia non propriamente di sport ma, soprattutto, di rivincita generazionale, di scontro con la modernità, di mito dell’eterna giovinezza.  “The Butler – un maggiordomo alla Casa Bianca”, di Lee Daniels:  bambino nei “campi di concentramento” delle piantagioni di cotone degli schiavisti del Sud, con la madre stuprata e impazzita e il padre ucciso dal padrone bianco, Cecil diviEne i l maggiordomo di diversi presidentI americani. Ben interpretato da un grande Forest Withaker, bella fotografia, per una pellicola in taluni momenti piuttosto riuscita ma che inciampa sovente sulla tipica retorica valoriale “made in Usa” e in riferimenti storici didascalici e ricostruzioni forzate. “Disconnect”, di Henry Alex Rubin: un ex-poliziotto, un bulletto con falso profilo sui social network, un avvocato sempre al telefono, una produttrice televisiva che segue un caso di video hard con minorenni, una donna che cerca conforto on-line. Solitudine e disperazione di vite che si aggrappano alla virtualità delle nuove tecnologie fino a quando intrecci del destino e realtà irrompono. A tratti imperfetto ma ottimamente sceneggiato e intenso, il film si avvale di un buon cast e si mostra piuttosto attuale senza cadere nel banale. “Philomena”, di Stephen Frears: cattolicissima Irlanda, Philomena rimane incinta a 18 anni; abbandonata dalla famiglia, partorisce in un convento un bambino che le viene sottratto e dato in adozione; un giornalista, 50 anni dopo, decide di aiutarla a ritrovarlo. Tratto da una storia vera, ben calibrato, stupendamente interpretato da Judy Dench, il film si sviluppa con classe e in modo intenso, sapendo suscitare emozioni e senza perdere il tipico tocco humour inglese capace di far sorridere.  “I sogni segreti d Walter Mitty”, di Ben Stiller: un’archivista di Life sogna fantastiche  imprese per conquistare il cuore della collega di cui è innamorato; poi, la realtà assume toni avventurosi quando, per recuperare il negativo di una foto di copertina, inizia un inseguimento in vari luoghi del mondo. Liberamente ispirata da un racconto breve pubblicato sul “New Yorker”, la pellicola, piuttosto riuscita, mette in risalto il gusto registico di Stiller, la bravura di Sean Penn e una certa grazia nella scelta di veicolare la dimensione emotiva attraverso stupendi paesaggi. “Blue Jasmine”, di Woody Allen: a New York la ricca Jasmine si ritrova con il marito in galera per reati finanziari, il matrimonio fallito e la vita a pezzi; si rifugia a San Francisco dalla sorella adottiva Ginger, di ben altra dimensione umana, che convive con Chili, meccanico disprezzato da Jasmine. Omaggiando “Un tram che si chiama desiderio”, il grande Allen realizza il suo ennesimo capolavoro, ricco di sfumature, allusioni, ironia e cattiveria; dilagante nello svilupparsi in flashback e nel passaggio dalla commedia al dramma; film di classe e “classista”, notevolmente interpretato (a cominciare dalla Blachett) e che riconsegna al pubblico un Woody Allen in strepitoso spolvero. “Moliere in bicicletta”, di Philippe Le Guay: un bravo attore teatrale si ritira in Bretagna ma un suo vecchio amico, ora divo televisivo, gli propone di tornare in scena con “Il misantropo”; a loro si aggiunge, per la prove, una giovane attrice italiana. Ottima commedia. densa di stile ed eleganza, a tratti minimalista; imperniata sull’eterno gioco morale tra vita e finzione e supportata da una coppia di attori in ottima forma e ben inseriti nel ruolo. “Still Life”, di Uberto Pasolini: schiacciato dalla ruotine di un lavoro da impiegato pubblico addetto alle esequie della persone che muoiono in solitudine, John May viene bruscamente licenziato, ma nell’ultimo caso accade qualcosa.  Da produttore a regista, Uberto Pisolini mostra un piglio, un’attenzione e un tocco quasi geniale nell’attraversare l’anima e il cuore di un uomo solitario, straniato dal mondo e continuamente a diretto contatto con chi esce di scena dal palcoscenico della vita. Un uomo a cui non manca, però, una componente di sensibile umanità.  “La mafia uccide solo d’estate”, di Pierfrancesco Diliberto (Pif): la vita di Arturo scorre, dall’infanzia all’età adulta, cadenzata dalle azioni criminali della mafia, dal delitto Cavataio fino agli attentati a Falcone e Borsellino. Opera d’esordio coraggiosa che chiama in causa il colpevole silenzio collettivo e che mette in contrapposizione le speranze di un giovane e una realtà che pare immutabile; sviluppandosi come una sorta racconto di formazione asciutto e poco indulgente e ricordandoci che ribellarsi è difficile ma possibile.. “Lunchbox”, di Ritesh Batra: la giovane Ila, per risvegliare le attenzioni del marito, prepara un pranzetto speciale che, erroneamente, il servizio di consegne “Munbai” fa arrivare sulla scrivania di un uomo maturo e vedovo; nasce uno scambio epistolare e sentimentale. Opera d’esordio di Ritesh Batra, più propenso alla commedia che al mondo di Bollywood, la pellicola – apprezzata a Torino e Cannes – è piacevole e anche emozionante nel dipanarsi, delicato e improbabile, di una storia d’amore virtuale.

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