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dic 13 2013

Week end al cinema: i consigli di Nichelino Città

 

(Antonio Infuso). Per il  week end cinematografico, ecco i consigli di “Nichelino città” . “Moliere in bicicletta”, di Philippe Le Guay: un bravo attore teatrale si ritira in Bretagna ma un suo vecchio amico, ora divo televisivo, gli propone di tornare in scena con “Il misantropo”; a loro si aggiunge, per la prove, una giovane attrice italiana. Ottima commedia. densa di stile ed eleganza, a tratti minimalista; imperniata sull’eterno gioco morale tra vita e finzione e supportata da una coppia di attori in ottima forma e ben inseriti nel ruolo. “Still Life”, di Uberto Pasolini: schiacciato dalla ruotine di un lavoro da impiegato pubblico addetto alle esequie della persone che muoiono in solitudine, John May viene bruscamente licenziato. Da produttore a regista, Uberto Pisolini mostra un piglio, un’attenzione e un tocco quasi geniale nell’attraversare l’anima e il cuore di un uomo solitario, straniato dal mondo e continuamente a diretto contatto con chi esce di scena dal palcoscenico della vita. Un uomo a cui non manca, però, una componente di sensibile umanità. “Blue Jasmine”, di Woody Allen: a New York la ricca Jasmine si ritrova con il marito in galera per reati finanziari, il matrimonio fallito e la vita a pezzi; si rifugia a San Francisco dalla sorella adottiva Ginger, di ben altra dimensione umana, che convive con Chili, meccanico disprezzato da Jasmine. Omaggiando “Un tram che si chiama desiderio”, il grande Allen realizza il suo ennesimo capolavoro, ricco di sfumature, allusioni, ironia e cattiveria; dilagante nello svilupparsi in flashback e nel passaggio dalla commedia al dramma; film di classe e “classista”, notevolmente interpretato (a cominciare dalla Blachett) e che riconsegna al pubblico un Woody Allen in strepitoso spolvero. Odore di Oscar? “Oldboy”, di Spike Lee: risvegliandosi dai postumi di un sbronza, un uomo si ritrova prigioniero in una camera senza finestre; ne esce dopo vent’anni con un solo desiderio: la vendetta. Remake dell’omonimo film coreano di Park Chan Wook, premiato a Cannes nel 2005, la pellicola di Spike Lee, regista spesso geniale e irresistibile, si distanzia dalla dimensione fumettistica e manga dell’originale, cercando le atmosfere noir e disperate della neoambientazione americana; ne scaturiscono momenti intriganti ma anche barocchismi narrativi. “Dietro i candelabri”, di Steven Soderbergh: una star dello spettacolo, ottimo pianista, gay, appassionato di lustrini, pellicce e fondotinta, ingaggia un giovane per farne il suo collaboratore e amante. Una complessa storia d’amore viene restituita da Sodernergh, con una regia qualitativamente dosata, accorta capace di forzare il confine tra vita e spettacolo, tra gioa e dolore. Bravi gli interpreti, in particolare un istrionico, quasi irriconoscibile ma credibile Michael Douglas. “La mafia uccide solo d’estate”, di Pierfrancesco Diliberto (Pif): la vita di Arturo scorre, dall’infanzia all’età adulta, cadenzata dalle azioni criminali della mafia, dal delitto Cavataio fino agli attentati a Falcone e Borsellino. Opera d’esordio coraggiosa che chiama in causa il colpevole silenzio collettivo e che mette in contrapposizione le speranze di un giovane e una realtà che pare immutabile; sviluppandosi come una sorta racconto di formazione asciutto e poco indulgente e ricordandoci che ribellarsi è difficile ma possibile. “Hunger games – La ragazza di fuoco”, di Francis Lawrence: dopo la vittoria negli Hunger Games, Katniss torna a casa ma deve sottoporsi al pesante tour della vittoria; intanto nella nazione la ribellione sta montando. Seconda puntata della trilogia scritta da Suzanne Clolins, il film, forse meno riuscito del primo, mantiene comunque inalterati l’impatto, la forza visionaria e fumettistica e una sceneggiatura incalzante; brava Jennifer Lawrence. “Lunchbox”, di Ritesh Batra: la giovane Ila, per risvegliare le attenzioni del marito, prepara un pranzetto speciale che, erroneamente, il servizio di consegne “Munbai” fa arrivare sulla scrivania di un uomo maturo e vedovo; nasce uno scambio epistolare e sentimentale. Opera d’esordio di Ritesh Batra, più propenso alla commedia che al mondo di Bollywood, la pellicola – apprezzata a Torino e Cannes – è piacevole e anche emozionante nel dipanarsi, delicato e improbabile, di una storia d’amore virtuale. “Il passato”, di Asghar Farad. Ahamad, dopo quattro anni torna a Parigi per definire il divorzio con Marie che ora, con la figlia Lucie, convive con Samir, la cui moglie è in coma; l’incrocio di questi destini apre rimorsi, rancori e ricordi. Guardare avanti con la coscienza  asciutta, e non riscritta, del passato. Questo l’elemento centrale di un film intricato e intrigante, fitto di dialoghi, colmo di domande,  ben sceneggiato e diretto, ottimamente interpretato e supportato da una fotografia intensa e intimista. “Thor-The dark world”,di Alan Taylor. Il re degli Elfi vuole instaurare il potere dell’oscurità., ma il dio del tuono, il biondo Thor, oltre a patire per amore, farà un accordo con il nemico. Ripreso dall’eroe targato Marvel, il film si sviluppa con un bel fumettoo, con stupende scene di battaglia, e con una giusta dose di umorismo da contrapporre alla dimensione epica. “Venere in pelliccia”, di Roman Polansky. Il regista teatrale Thoms sta per mettere in scena un famoso testo di Masoch; arriva l’ostinata attricetta Vanda, per un provino dagli esiti imprevedibili. Polansky torna al “teatro nel cinema” con una rilettura bella, intrigante e dalle molte sfaccettature; densa di erotismo, ironia, compulsioni e perversioni che permeano il complicato equilibrio del rapporto dolore/piacere. Come sempre l’occhio di Polansky si illumina dell’ambiguità del vivere, del degrado e del lato oscuro che spesso si nasconde dietro l’apparente rispettabilità piccolo borghese.

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