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nov 22 2013

Week end al cinema: i consigli di Nichelino Città

 

(Antonio Infuso). Ecco i consigli cinematografici  di “Nichelino città” per il  freddo week-end che annuncerà l’inverno. “Il passato”, di Asghar Farad. Ahamad, dopo quattro anni torna a Parigi per definire il divorzio con Marie che ora, con la figlia Lucie convive con Samir, la cui moglie è in coma; l’incrocio di questi destini apre rimorsi, rancori e ricordi. Guardare avanti con la coscienza  asciutta, e non riscritta, del passato. Questo l’elemento centrale di un film intricato e intrigante, fitto di dialoghi, colmo di domande,  ben sceneggiato e diretto, ottimamente interpretato e supportato da una fotografia intensa e intimista. “Il tocco del peccato”, di Jia Zhang-Ke. Nella Cina dello sviluppo caotico gli individui celano tensioni esplosive: un uomo reagisce in modo sanguinario alla corruzione; un lavoratore non regge alla vita abitudinaria; una receptionist finisce per essere aggredit; un giovane cambia diversi lavori e combina guai. Ben ambientato, interessante e indugiante su una certa estetica della violenza; forse più ammiccante dei precedenti film del regista già vincitore a Venezia. “Thor-The dark world”,di Alan Taylor. Il re degli Elfi vuole instaurare il potere dell’oscurità., ma il dio del tuono, il biondo Thor, che oltre a patire per amore farà un accordo con il fratellastro per sconfiggere il nemico. Ripreso dall’eroe targato Marvel, il film si sviluppa con un bel fumetto, con stupende scene di battaglia, e con una giusta dose di umorismo da contrapporre alla dimensione epica. “Venere in pelliccia”, di Roman Polansky. Il regista teatrale Thoms sta per mettere in scena un famoso testo di Masoch; arriva l’ostinata attricetta Vanda, per un provino dagli esiti imprevedibili. Polansky torna al “teatro nel cinema” con una rilettura bella, intrigante e dalle molte sfaccettature; densa di erotismo, ironia, compulsioni e perversioni che permeano il complicato equilibrio del rapporto dolore/piacere. Come sempre l’occhio di Polansky si illumina dell’ambiguità del vivere e del degrado e del lato oscuro che spesso si nasconde dietro l’apparente rispettabilità piccolo borghese. “Questione di tempo”, di Richard Curtis. Tim ha ereditato un dono unico dal patrimonio genetico della famiglia. Ha la capacità di poter viaggiare nel tempo e andrà alla ricerca di una fidanzata. I viaggi temporali non sono una novità al cinema e c’è sempre il rischio di inciampare in percorsi scontati. Seppur con qualche debolezza, il film di Curtis evita questo pericolo connotandosi come una sorta di romantic comedy dai toni brillanti e godibili  e con incastri narrativi ben riusciti, soprattutto nella prima parte. “Miss Violence” di Alexandros Avranas. Nel giorno del suo undicesimo compleanno una bambina si toglie la vita, lanciandosi da una finestra; la tragedia viene vissuta in nodo inquieto alla famiglia e lentamente emerge l’inferno di quel mondo. Premiato a Venezia (Leone d’Argento) il film radiografa con freddo distacco, e a volte eccessivo, lo smarrimento dei valori e degli affetti, ben nascosto dietro una patina perbenista. Pellicola interessante e imperfetta. “Giovane e bella”, di Francois Ozon. Nell’arco di quattro stagioni si svolge il percorso di formazione di Isabelle, diciassettenne che si affaccia sul mondo; dalla poco entusiasmante perdita delle verginità, alla doppia vita da studente e da escort, fino alla scoperta del suo segreto. L’innocenza rubata e una sensualità delicata e intensa per una pellicola dove Ozon esprime al meglio la sua cifra stilistica, con un approccio accorto e non invadente. Francoise Hardy, con le sue canzoni evocative, contrappunta i passaggi di un film decisamente riuscito. “Prisoners”, di Denis Villeneuve. Un poliziotto caparbio e disilluso, due bambine rapite, un padre deciso a farsi giustizia, un presunto colpevole – disturbato mentalmente – sequestrato e torturato. Poliziesco ad alta intensità psicologica, tra pulsioni, sensi di colpa, vendetta e redenzione, con lo scardinamento del labile confine tra buoni e cattivi, e lo scontro tra caos e ordine etico. Imperfetto ma intenso, il film è ben anche interpretato. “Captain Phillips – Attacco in mare aperto”, di Paul Gerengrass. Il capitano Richard Phillips si offre come ostaggio, ai pirati somali, pur di salvare la sua nave e l’equipaggio. Tratto da un fatto vero, la pellicola ripercorre in modo realistico la vicenda; e senza eccedere nella spettacolirazzazione riesce a sottolineare la dimensione umana e la disperazione dei protagonisti. “La vita di Adele”: di Abdellatif Bechiche. La giovane liceale Adele viene iniziata al sesso e alla femminilità dalla più esperta Emma, dai capelli blu; nasce una storia intensa e complessa . Palma d’Oro al Festival di Cannes, il film –  bello e notevole – si insinua tra le  due protagoniste: vitalità, sensualità, passioni, ripicche e debolezze; in altre  parole la vita e, come spesso accade, con la capacità di poter sopravvivere agli amori che non possiamo trattenere.

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