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nov 08 2013

Week end al cinema: i consigli di “Nichelino Città”

 

(Antonio Infuso). Ecco i consigli cinematografici  di “Nichelino città” per il lungo e autunnale week-end. “Giovane e bella”, di Francois Ozon. Nell’arco di quattro stagioni si svolge il percorso di formazione di Isabelle, diciassettenne che si affaccia sul mondo; dalla poco entusiasmante perdita delle verginità, alla doppia vita da studente e da escort, fino alla scoperta del suo segreto. L’innocenza rubata e una sensualità delicata e intensa per una pellicola dove Ozon esprime al meglio la sua cifra stilistica, con un approccio accorto e non invadente. Francoise Hardy, con le sue canzoni evocative, contrappunta i passaggi di un film decisamente riuscito. “La gabbia dorata”, di Diego Quamada-Diaz, valido assistente di Iarritu. Stone e Loach, e all’esordio registico. Tre  giovanissimi migranti del Guatemala, sui treni merci,  intendono abbandonare il nulla, attraversare il Rio Grande e inseguire il sogno americano; molti incontri non sempre piacevoli e ricchi di insidie. La vita resa in un dramma di finzione con l’archetipo cinematografico del road-movie, girato in super 16, ai confini del documentario. Film diretto con mano asciutta, essenziale e matura. “Prisoners”, di Denis Villeneuve. Un poliziotto caparbio e disilluso, due bambine rapite, un padre deciso a farsi giustizia, un presunto colpevole – disturbato mentalmente – sequestrato e torturato. Poliziesco ad alta intensità psicologica, tra pulsioni, sensi di colpa, vendetta e redenzione, con lo scardinamento del labile confine tra buoni e cattivi, e lo scontro tra caos e ordine etico. Imperfetto ma intenso, il film è ben anche interpretato.  “Blancanieves”, di Pablo Berger. Geniale rilettura della favola dei Grimm. Un torero finito in sedia a rotelle, una perfida e diabolica infermiera, un gruppo di circensi e Blancanieves. Ambientato in Andalusia, trasformato in dramma di amore e gelosia, girato in bianco e nero, sul crinale del melò americano, tra surrealismo ed espressionismo, cadenzato dalle atmosfere del flamenco e intriso di ardite citazioni, il film è decisamente riuscito, onirico, dark, magico e nostalgico. “Captain Phillips – Attacco in mare aperto”, di Paul Gerengrass. Il capitano Richard Phillips si offre come ostaggio, ai pirati somali, pur di salvare a asua nave e l’equipaggio. Tratto da un fatto vero, la pellicola ripercorre in modo realistico la vicenda; e senza eccedere nella spettacolirazzazione riesce a sottolineare la dimensione umana e la disperazione dei protagonisti.  “Un castello in Italia”, di Valeria Bruni Tedeschi. L’ex attrice e benestante Louise, amaramente ripiegata sulle occasioni mancate della vita, incontra il giovane Nathan; nel frattempo il fratello si ammala gravemente. Prova di maturità per la regista che, attraverso gli occhi di una single, scandaglia con ironia e toni agro-dolci il suo passato ingombrante tra dolore e comicità. “La vita di Adele”: di Abdellatif Bechiche. La giovane liceale Adele viene iniziata al sesso e alla femminilità dalla più esperta Emma, dai capelli blu; nasce una storia intensa e complessa . Palma d’Oro al Festival di Cannes, il film –  bello e notevole – si insinua tra le  due protagoniste: vitalità, sensualità, passioni, ripicche e debolezze; in altre  parole la vita e, come spesso accade, con la capacità di poter sopravvivere agli amori che non possiamo trattenere. “Oh boy – un caffè a Berlino”, di Jan Ole Gerster: Niko, persa la fidanzata e la paga mensile del padre, si immmerge nelle strade di Berlino; incontri, caffè e un uomo che irrompe con il suo fardello. Bianco e nero per un film interessante, elegante, dai toni minimalisti, che molto deve alla “Nouvelle Vague”, ben ambientato e contrappuntato da un colonna sonora jazzistica  che accentua la malinconia del protagonista. “Gloria”, di Sebastian Lelio,  A Santiago, una donna divorziata, due figli  ormai adulti, trascorre le notti nei locali da ballo, sperando di trovare la luce dell’amore; incontra Rodolfo. Premiato a Berlino, il film tratteggia il  ritratto di donna – già  matura ma con lampi adolescenziali –  con onestà e disarmante sensibilità. Intenso, giocato sulle sottrazioni, si sviluppa con naturalezza e grazia lungo i territori della vita. Ottima sceneggiatura, grande interpretazione di Paulina Garcia

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