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ott 31 2013

week end al cinema: i consigli di “Nichelino città”

 

(Antonio Infuso). Ecco i consigli cinematografici  di “Nichelino città” per il lungo e autunnale week-end. “Blancanieves”, di Pablo Berger. Geniale rilettura della favola dei Grimm. Un torero finito in sedia a rotelle, una perfida e diabolica infermiera, un gruppo di circensi e Blancanieves. Ambientato in Andalusia, trasformato in dramma di amore e gelosia, girato in bianco e nero, sul crinale del melò americano, tra surrealismo ed espressionismo, cadenzato dalle atmosfere del flamenco e intriso di ardite citazioni, il film è decisamente riuscito, onirico, dark, magico e nostalgico. “Captain Phillips – Attacco in mare aperto”, di Paul Gerengrass. Il capitano Richard Phillips si offre come ostaggio, ai pirati somali, pur di salvare a asua nave e l’equipaggio. Tratto da un fatto vero, la pellicola ripercorre in modo realistico la vicenda; e senza eccedere nella spettacolirazzazione riesce a sottolineare la dimensione umana e la disperazione dei protagonisti.  “Un castello in Italia”, di Valeria Bruni Tedeschi. L’ex attrice e benestante Louise, amaramente ripiegata sulle occasioni mancate della vita, incontra il giovane Nathan; nel frattempo il fratello si ammala gravemente. Prova di maturità per la regista che, attraverso gli occhi di una single, scandaglia con ironia e toni agro-dolci il suo passato ingombrante tra dolore e comicità.“La vita di Adele”: di Abdellatif Bechiche. La giovane liceale Adele viene iniziata al sesso e alla femminilità dalla più esperta Emma, dai capelli blu; nasce una storia intensa e complessa . Palma d’Oro al Festival di Cannes, il film –  bello e notevole – si immerge tra le  due protagoniste: vitalità, sensualità, passioni, ripicche e debolezze; in altre  parole la vita e, come spesso accade, con la capacità di poter sopravvivere agli amori che non possiamo trattenere. “Il quinto potere”: di Bill Condon: sul grande schermo arriva la storia,  nota e complessa, di Wikileaks e di Jualian Assange. Il regista riesce a dare una certa forza drammaturgica  a una vicenda dai risvolti ambigui e pericolosi. Assage ha preso le distanze dal film. “Oh boy – un caffè a Berlino”, di Jan Ole Gerster: Niko, persa la fidanzata e la paga mensile del padre, si perde tra le strade di Berlino; incontri, caffè e un uomo che irrompe con il suo fardello. Bianco e nero per un film interessante, elegante, dai toni minimalisti, che molto deve alla “Nouvelle Vague”, ben ambientato e contrappuntato da un colonna sonora jazzistica  che accentua la malinconia del protagonista. “Gloria”, di Sebastian Lelio,  A Santiago, una donna divorziata, due figli  ormai adulti, trascorre le notti nei locali da ballo, sperando di trovare la luce dell’amore; incontra Rodoflfo. Premiato a Berlino, il film tratteggia il  ritratto di donna – già  matura ma con lampi adolescenziali –  con onestà e disarmante sensibilità. Intenso, giocato sulle sottrazioni, si sviluppa con naturalezza e grazia lungo i territori della vita. Ottima sceneggiatura, grande interpretazione di Paulina Garcia.  “Cose nostre – Malavita”, di Luc Besson. Un capo-clan italo-americano pentito, spacciandosi per scrittore, si rifugia con la famiglia in Normandia e ovviamente si scontra con una cultura francese di campagna a lui estranea; ma i killer li rintracciano. Black-comedy violenta e a tratti parodistica e divertente e sostenuta dalle interpretazioni  di Robert De Niro e Michelle Pfeiffer.  “Il cacciatore di donne”, di Scott Walker.  Alaska, Il detective Holcombe, pronto per la pensione, deve seguire il caso di giovani donne, rapite, incatenate, stuprate e uccise Tratto da fatti realmente accaduti, il film decolla in modo secco, duro e incalzante per poi allentare la presa sullo spettatore; ottimi attori e affascinante ambientazione. “Rush” di Ron Howard, racconta le stagioni in Formula 1 che videro la leggendaria rivalità tra due miti dell’automobilismo: Nicki Lauda e James Hunt, due modi diversi di essere protagonisti e professionisti; come sempre impeccabile la regia di Howard per un film equilibrato, con grandi riprese, emozionante e evocativo  “Anni felici”, di Daniele Lucchetti: anni settanta, sotto gli occhi del piccolo Dario si consuma lentamente – fino a sfasciarsi nel tempo di un’estate in Provenza – la relazione fra i suoi genitori: amante della commedia tradizionale italiana, sempre in bilico tra dramma e ironia, e con un una strizzata d’occhio alle atmosfere nouvelle vague, Luchetti realizza un film bello, intimo, struggente e in tempo sfuggente e impalpabile. “Gravity”, di Alfonso Cuaron: gli astronauti Sandra Bullock e George Clooney, a causa di un incidente, si ritrovano a fluttuare sperduti nello spazio infinito, in quella densa e fredda oscurità squarciata, talvolta, dalla luce del sole; eccezionale nella sua costruzione visiva di notevole fascino e bellezza, inserito in un tempo/spazio altro avvolgente e coinvolgente, il film immerge e cattura gli spettatori.

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