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set 05 2014

Virgilia Malagoni: attrice, cantante e homeless

Virgilia Malagoni(Antonio Infuso). Quella che vi stiamo per raccontare è la storia romantica, struggente e tragica di una donna: “Virgilia d’ij can” (Virgilia dei cani). Così era chiamata a Nichelino, negli anni Trenta, quando iniziò a gironzolare per le vie della città,  trainando un carrettino e circondata dai suoi unici amici: cani randagi e soli come lei.

Solo i più anziani di Nichelino ormai la ricordano; le strade erano le sue stanze, i negozi e i mercati le sue dispense, il ponte sotto il Sangone il suo tetto.

Però tutti notavano – nonostante i suoi cenci, i capelli arruffati e le mani sporche – che il buon italiano con cui si esprimeva,  le  movenze e l’incedere tradivano un passato diverso, probabilmente ricco e aristocratico.

Virgilia raccoglieva qualunque cane che trovasse abbandonato e solo in strada, poi girava per Nichelino chiedendo qualcosa per sé e suoi amici a quattro zampe con i quali condivideva tutto. A volte, in cambio, regalava sonetti da lei stessa composti. Solo quando andava in chiesa per seguire la funzione, la donna si staccava dai suoi cani e li legava sul sagrato.

Le testimonianze raccontano che aveva un bellissimo timbro di voce (da soprano) e ogni tanto cantava arie liriche, seducendo i cani e i passanti; era di media statura, capelli ricci, viso dolce e melanconico.

Morì da sola, alla fine degli anni Cinquanta, si dice sotto un ponte, tra i rifiuti con cui nutriva la sua famiglia. Gli unici a rimanerle vicino, mentre si congedava da ospite su questa terra, furono i suoi compagni a quattro zampe, a cui aveva dedicato buona parte della sua vita.

Solo dopo la morte, venne violato il mistero che circondava l’esistenza di questa donna, grazie anche alle ricerche del dott. Enrico Occhiena.

Si chiamava Virgilia Malagoni, nata a Pocri di Aguadulce (Panama) nel 1880, figlia di Albino (attore su piroscafi) e di Maria Lopez (artista argentina); i genitori, innamoratissimi, si sposarono e la videro nascere in una villa affacciata sull’oceano. Figlia di artisti e giramondo, imparò quattro lingue, prese lezioni di canto, divenne una fanciulla bella, raffinata e colta.

Ma la vita reale serba, non di rado, ferocia e crudeltà: i genitori morirono tragicamente e Virgilia prese il piroscafo per l’Italia (che aveva imparato ad amare grazie ai racconti del padre).

Recitò in alcuni film (con Luigi Cimara e Sergio Tofano), calcò le scene di diversi teatri, recitando e cantando con la sua bellissima voce.

Poi lasciò tutto di nuovo, senza fare nemmeno le valigie.

Chi ha seguito la sua vicenda umana fino al greto di fiume dove morì, racconta che a far deragliare il treno della sua vita fu, come spesso accade, un amore.

Un amore non suo, ma quello di un giovane ufficiale di cavalleria che, sentendosi rifiutare da Virgilia, si impiccò. Ancora una volta la donna dovette affrontare una morte tragica e violenta, come quella dei genitori uccisi dal colera.

Nella sua mente, quel trauma – mai completamente elaborato –  riaffiorò in tutta l’insoluta e devastante potenza e allora la donna uscì di scena, si dimise dalla vita di tutti giorni, dai palcoscenici, dalle feste e dai tanti, innumerevoli, spasimanti.

Scelse la libera provvisorietà di una esistenza randagia e ai “margini”, con le stelle come soffitto e la sola compagnia di amici a quattro zampe, incapaci di parlare ma fedeli.

Furono loro i suoi compagni di viaggio, con essi condivideva la fierezza, la solitudine interiore e lo sguardo malinconico.

E se ne andò, in silenzio e sola, esattamente come quegli “ospiti su questa terra” che tolgono il disturbo e che escono di scena in punta di piedi, per non dare fastidio.

Acquistato su internet

UN SONETTO DI VIRGILIA

CON UNA FOTO INEDITA

L’unico ancora in circolazione

 

Piccolo colpo gobbo – sarà l’ultimo per un po’ di tempo – di “Nichelino città”.

Durante le ricerche per aggiornare il materiale da pubblicare su Virgilia Malagoni, abbiamo intercettato su internet una cartolina riportante una fotografia, inedita, della donna insieme a un sonetto da lei scritto sul motivo de “Cara piccina”, del compositore partenopeo Gaetano Lama: un prolifico autore che scrisse anche, insieme al poeta Libero Bovio, la famosa “Reginella”.

Si tratta di uno dei cadezux che Virgilia amava comporre e che, quando scelse la vita randagia, iniziò a donare per strada ai passanti.

Si intitola “Ragazze all’erta” e mette sull’avviso le giovani fanciulle dalle mendaci promesse d’amore che spesso portano delusioni e dolore al cuore.

Dal testo si disvela l’animo sensibile e ferito della donna, con un finale che contrappunta la sua infinita sofferenza (“Perchè l’amor sincer non è, e può imbrogliar e quelle poche esperte hanno dovuto spesso lacrimar”) e sembra preannunciare, tra le pieghe dell’animo, il destino tragico a cui sarebbe andata incontro.

“Nichelino città” ha acquistato – a spese personali del direttore, occorre precisare – il cimelio. Probabilmente il venditore non conosceva il piccolo valore storico che poteva rappresentare per la nostra Città, altrimenti avrebbe alzato, e di molto, il prezzo.

Per quel che ci risulta, infatti, è l’unico sonetto di Virgilia ancora in circolazione.

Storicamente, la cartolina si situa certamente dopo il 1919, anno in cui Lama scrisse “Cara Piccina”.  Ed è probabile che Virgilia la fece stampare verso l’inizio degli anni Venti, quando ancora calcava la scene artistiche tra palcoscenici teatrali e set cinematografici.

Se qualcuno dei nostri lettori disponesse – cosa improbabile ma non impossibile – di qualche altro “sonetto” di Virgilia o di altro materiale relativo alla storia della donna, è pregato di contattare la redazione di “Nichelino Città”: tel. 011. 6819570 – e-mail: redazione@comune.nichelino.to.it

Sarebbe nostra intenzione, infatti, “scannerizzare” i documenti e farne un fascicolo storico, dedicato a Virgilia Malagoni, per l’archivio del Comune. (a.i).

 

 

1 comment

  1. Marcello

    Nel 1952 avevo 13 anni e abitavo a Moncalieri. Andavo all’oratorio di borgo mercato nella chiesetta dedicata a san Vincenzo Ferreri che fu demolita per fare posto alla sopraelevata strada che porta alla tangenziale.
    Il parroco don Domenico Fornelli, di venerata memoria, faceva entrare in chiesa, fuori orario della Messa, Virgilia accompagnata da tutti i suoi amici cani, e le dava la santa comunione. Quando passava, tutti la salutavano e le donavano dei pani affinchè potesse sfamare anche i suoi amici. Questo è il mio ricordo di Virgilia Malagoni.

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