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nov 12 2013

“Una vita al buio”, storie di miniera

 

A decine e decine di metri sotto terra, in cunicoli stretti, sorreggendo pesanti macchinari per bucare la pietra. Ore ed ore senza la luce del giorno, solo quella del caschetto. In poche parole, “Una vita nel buio”. E’ stato questo il titolo della mostra organizzata dall’associazione Gennargentu, in collaborazione con la Città di Nichelino, ospitata dal 17 al 20 ottobre, a Palazzo Civico, in Sala Mattei. L’allestimento è stato curato da Roberto Camedda, 52 anni, minatore in pensione, per una vita alle dipendenze della Carbo Sulcis; l’ultima miniera  (un tempo, il settore minerario impiegava nell’isola più di 11mila persone) – specializzata nell’estrazione del carbone, situata vicino a Carbonia, nel sud della Sardegna. “Una vita nel buio” raccoglie più di 600 pezzi, provenienti dalla collezione privata di Camedda, che raccontano quasi due secoli di lavoro nelle miniere sarde: «Abbiamo voluto far conoscere ai nichelinesi la storia dei minatori sardi – spiega Salvatore Fois, presidente dell’Associazione Gennargentu – le vittorie, le lotte e le sconfitte di questi uomini che hanno lavorato sottoterra per una vita intera». Racconta poi Camedda: «Sono entrato in miniera a 18 anni. Adesso sono in pensione, ma già da tempo ho cominciato a raccogliere tutti questi oggetti, perchè voglio approfondire la storia della nostra gente, dei minatori». In esposizione anche lampade usate nel settecento  e perforatrici di inizio novecento: «Pesavano 80-90 chili e andavano portate a spalle per ore ed ore». La mostra era completata da una serie di minerali, quadri che illustrano la vita dei minatori, ma anche strumenti di infermeria e falegnameria: «Nelle miniere, lavoravano anche i falegnami, per costruire, al momento, delle bare. Purtroppo, i crolli erano frequenti». Una vita dura, una vita al buio. (d.r.)

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