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giu 24 2014

Sanità: la fuga nel “privato” e all’estero

sanità fotoFino a qualche a tempo fa il nostro sistema sanitario era invidiato in tutto il mondo: buona qualità complessiva e costi sostenibili per il cittadino. Ma ora le cose stanno cambiando. La mannaia dei tagli che si abbattuta, in questi anni, sul Servizio Sanitario pubblico comincia a registrare effetti pesanti e amari. La crisi e i ticket allontano dal sanità pubblica che è giudicata dagli italiani sempre più severamente. Aumentano coloro che pagano di tasca propria i servizi sanitari che il pubblico non garantisce e le cure all’estero attraggono un numero crescente di connazionali. Sono 1,2 milioni di italiani che sono andati a curarsi oltre confine almeno una volta nella vita. Lo afferma la ricerca Rbm Salute-Censis sul ruolo della sanità integrativa. La spesa sanitaria privata degli italiani è pari a 26,9 miliardi di euro nel 2013 ed è aumentata del 3%, in termini reali, rispetto al 2007.  Nello stesso arco di tempo la spesa sanitaria pubblica è rimasta quasi ferma (+0,6%). La logica per cui il cittadino paga di tasca propria quello che il sistema pubblico non è più in grado di garantire è arrivata all’estremo. Gli italiani sono costretti a scegliere le prestazioni sanitarie da fare subito a pagamento e quelle da rinviare oppure non fare. Così, crolla il ricorso al dentista a pagamento (oltre un milione di visite in meno tra il 2005 e il 2012), ma nello stesso periodo aumentano gli italiani che pagano per intero gli esami del sangue (+74%) e gli accertamenti diagnostici (+19%).

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