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mar 21 2016

Pasqua: tra religione, natura e paganesimo

Pasqua foto(Antonio Infuso). La Pasqua è la principale ricorrenza della religione cattolica (deriva dal greco antico patein, quindi pathos, passione)  e anche della religione ebraica: la Pesach, (dall’aramaico pasà, che significa passare oltre) che celebra la fuga dall’Egitto e riunisce i riti dell’immolazione dell’agnello e del pane azzimo. In realtà, esattamente come il Natale (originariamente legato al solstizio d’inverno e al culto di Mitra) anche la Pasqua – come periodo di celebrazione – vede la sua origine nelle tradizioni, nei riti e nei culti pagani, associati – in questo caso –  al risveglio e al rinnovo della natura e alla fecondazione che coincidono con l’equinozio di primavera. Anche l’uovo (giunto sino a noi) simbolicamente rappresentava, già a quel tempo, la nascita e la fertilità (dai Sumeri agli Egizi). E il modo in cu si calcola – ogni anno – la data della Pasqua (la domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera) associa la ricorrenza al sorgere del sole, alla luce dell’est. E proprio intorno all’etimologia della parola est (east in inglese) che gravita , ed è arrivata fino ai nostri giorni, l’eco delle antiche culture, all’alba della civiltà.

Una delle più importanti divinità sumere-babilonesi era Ishtar (o Inanna) dea dell’amore, della terra-madre e della fecondità. Che poi divenne Astarte tra i fenici, gli assiri e nell’area semitica. E ancora Estia fra i greci, Vesta tra i romani, Ostara (o Eostar) tra i popoli nordici legati al mito del dio Odino.  Ishtar si pronuncia “Istar” e oggi, in modo molto simile, così viene chiamata la Pasqua tra i popoli anglosassoni (Easter) e germanici (Ostern).  Dunque, comprensibilmente, i cristiani adeguarono la data della Pasqua – per ricordare la passione, il sacrificio, la crocefissone e le resurrezione di Gesù – a un periodo di festeggiamenti già radicati nella tradizione, legati ai tempi della natura e dei raccolti. Fu più facile coinvolgere le popolazioni.

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