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ago 29 2013

Gioco d’azzardo: una piaga sociale

 

E’ una delle piaghe del nuovo millennio che si va ad aggiungere alle altre dipendenze, legalizzate dal monopolio o meno,  che alimentano le casse dello Stato e gli affari del mercato nero, schiavizzando centinaia di migliaia di italiani. E, complice forse la crisi, ora i vari servizi di recupero tossicodipendenze si trovano a fronteggiare una nuova, più subdola, malattia: quella che è chiamata ludopatia, o schiavitù da gioco. Si punta, si perde, si ripunta e si riperde. E chi gioca spesso afferma di continuare a farlo come investimento, per recuperare il denaro lasciato dentro il videopoker. E il dramma è che un tempo la malattia da gioco era “riservata” alle classi sociali più abbienti. Ora non è più così: tabaccherie. bar e ricevitorie di tutta la nazione si sono riempite di macchinette “succhiasoldi”, che permettono di sognare con pochi euro. Solo che i sogni  spesso diventano incubi. E i dati, forniti dal Cnr di Pisa, sono terribili: in 3 anni, la percentuale di persone tra i 15 e i 64 anni che ha puntato almeno una volta su uno dei tanti giochi presenti sul mercato è passata dal 42% al 47%. Tradotto: sono circa 19 milioni gli scommettitori, di cui ben 3 milioni a rischio dipendenza, con una significativa crescita dei minorenni, che sono oltre 600 mila. I sindaci di molte città hanno già aderito a un manifesto contro il gioco d’azzardo, impegnandosi a contrastare il fenomeno con ogni mezzo possibile. Anche Nichelino ha deciso di dire la sua: se ne è discusso durante uno degli ultimi Consigli Comunali e si lavorerà in Commissione; tutte le forze politiche sono concordi. In prospettiva, si parla di una capillare campagna di sensibilizzazione. (a.b.)

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