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mag 23 2012

Dal mondo: Social Network in ufficio, aumentano produttività

Ma chi l’ha detto che i social network sul posto di lavoro sono solo una fonte di perdita di tempo e denaro? Una ricerca europea commissionata da Google alla società di analisi Millward Brown racconta proprio il contrario. Lo studio è stato realizzato in 7 Paesi europei su un campione complessivo di 2700 intervistati, di cui 305 italiani, tutti con mansioni di concetto in ruoli manageriali e non, sia senior (40% del campione) che junior.  Dalle risposte raccolte si evince come, non solo i lavoratori che navigano sui social network in ufficio siano più soddisfatti dei loro colleghi (il 38 %% afferma di essere molto soddisfatto, contro il 18 % dei non utenti), ma ritengano di essere anche più produttivi. I dipendenti italiani e spagnoli sono i più entusiasti nei confronti del potenziale dei tool sociali; il 74 % è convinto che avranno un impatto positivo sulle loro attività. Un terzo del totale degli intervistati adopera i social media ogni giorno e ritiene che questi strumenti consentano già a chi li usa di trovare più rapidamente informazioni (lo pensa il 41 %), condividere conoscenze (37 %), generare innovazione, ampliare la propria rete di contatti e avvicinare persone che possono rivelarsi utili per la propria crescita professionale e per il successo dell’azienda.  Secondo il 31 % degli interpellati, Facebook e simili servono anche a ridurre la mole di messaggi di posta elettronica da smaltire ogni giorno, cosa che può spiegarsi probabilmente, con il ricorso alle chat e ai servizi di messaggistica interna integrati nelle principali reti sociali. “I social media aiutano a risparmiare tempo – aggiunge Roberto Rossi direttore dell’Innovazione di Millward Brown Italia, – in media tre ore alla settimana, che salgono a quattro per i power user”.  Un po’ a sorpresa sono i manager più “anziani” a adoperare maggiormente i social media in azienda. Il 71 % li impiega almeno una volta alla settimana, a fronte del 49 % dei più giovani e ne apprezza in modo particolare il ruolo di facilitatori del processo decisionale. “Non passerà molto tempo – afferma Luca Giuratrabocchetta, country manager Google Enterprise Italia, nella cui sede milanese è stata presentata oggi la ricerca –  prima che la condivisione online diventi una modalità naturale della nostra attività quotidiana, così come lo è già nella vita privata”.  Conclusioni che possono parere quantomeno azzardate se le si confronta con l’esperienza quotidiana di molti dipendenti che devono scontrarsi con un’organizzazione interna ancora molto gerarchica e poco incline ad aprirsi alla Rete. “Siamo rimasti sorpresi anche noi – racconta Giuratrabocchetta – dalla percentuale di top manager che usano i social, ma pare che il cambiamento si stia diffondendo anche nelle fasce meno inclini alla tecnologia. Esistono certamente ancora imprenditori che si fanno stampare la mail dalla segretaria, ma oggi anche costoro prima di andare a un meeting consultano il profilo LinkedIn del loro interlocutore”.  I dati di Millward-Google vanno presi con alcuni caveat, in primis perché le stime percentuali si basano su valutazioni soggettive degli utenti, sulla loro percezione dell’impatto dei nuovi tool sulla loro attività, piuttosto che su calcoli scientifici (che del resto in questo campo sarebbero stati difficilmente applicabili). Come sottolineano gli stessi autori della ricerca, inoltre, la situazione descritta è stata rilevata in aziende medio-grandi, più aperte e bisognose di strumenti di connessione. Imprese con un minimo di 50 dipendenti, se organizzate in un unico quartier generale, o di almeno 25 impiegati collocati in più sedi. “È chiaro che siamo ancora in fase di transizione nell’acquisizione di questi strumenti – chiarisce Domenico De Masi, docente di sociologia del lavoro all’Università La Sapienza – ma per la prima volta, dopo che per secoli è stata una faccenda di pochi per molti e più di recente grazie ai mass media, di pochi che si rivolgevano alla massa, ora la cultura tramite i social media, è diventata una questione di molti per molti. Sul piano aziendale, oggi il perimetro di un’impresa coincide con l’intero pianeta, le pareti di ogni ufficio sono diventate trasparenti e porose e il mercato entra nell’azienda senza che i manager debbano uscire per cercarlo. E questa è una rivoluzione epocale”. (La Stampa)

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