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mag 22 2014

Cinema: Cannes, ovazione per l’eroe proletario di Loach

Cannes: applausi per Jimmy's hall di Ken Loach“Abbiamo bisogno di eroi come Jimmy Gralton, figure carismatiche che si oppongono alle lobby economiche e culturali, ai poteri forti, con coraggio e integrità, essendo persone modeste. Penso a Julian Assange, a Edward Snowden, a Malala Yousafzai in Pakistan” dice Ken Loach. Il grande autore inglese porta in concorso al festival di Cannes “Jimmy’s Hall”, una storia d’Irlanda come quella del Vento che accarezza l’erba con cui vinse la Palma d’oro nel 2006. Applausi alla fine della proiezione stampa, ovazioni alla conferenza ufficiale. Accanto a lui il fedelissimo autore scozzese Paul Laverty e la produttrice di sempre Rebecca O’Brien e poi il cast, a cominciare dal protagonista Barry Ward e la coprotagonista femminile Simone Kirby. Il film, distribuito dalla Bim, sarà in sala tra qualche mese. Intanto una bella notizia: “Potrebbe non essere il mio ultimo film – spiega Loach, 77 anni – quando cominciavo a preparare Jimmy’s Hall e le difficoltà sembravano insormontabili ho pensato che un altro film di finzione, con attori e un set da montare, alla mia età non sarei più riuscito a farlo. Ora che sono qui vedo il futuro più luminoso”. “Jimmy’s Hall” è un tributo ad una persona ufficialmente dimenticata, ma che per intere generazioni è stata una leggenda”. La storia è vera e per scrivere la sceneggiatura Loach e Laverty sono andati nei luoghi reali, nella contea di Leitrim in Irlanda, osservando le tracce di una vicenda accaduta tra gli anni ’20 e ’30 e avendo la possibilità di parlare con i nipoti di Gralton. Storicamente è stato l’unico irlandese bandito dal proprio paese, come un ‘immigrato illegale’, senza processo alcuno. Aveva un passaporto americano, dopo una prima fuga politica dal suo paese, e a New York tornò a vivere senza mai poter rientrare in patria. Una storia, in parte anche misteriosa, che Loach fa scoprire variando registro nel film, dal dramma alla commedia, dal film musicale alla storia d’amore, per dare infine, come sempre nel suo cinema, un seme di universalità sociale e politica alla piccola vicenda raccontata. Jimmy Gralton è un contadino indomito della contea ma non un tipo come tutti gli altri: la madre andava in giro con una biblioteca ambulante e lui si mette in testa, con l’aiuto di un’intera comunità e pressato dai giovani ragazzi del paese, di fare di un cottage sperduto un centro di musica jazz, di dibattiti, sport, dalla boxe alla danza, offrendo gratuitamente lezioni alla popolazione semi-analfabeta, realizzando insomma uno spazio culturale libero e paritario. Per l’Irlanda ultracattolica e spaccata in due politicamente tra la trattativa con il Regno Unito e l’indipendenza, un’operazione come quella di Jimmy è più che una provocazione, soprattutto nei confronti di quella chiesa cattolica che si considera l’unica responsabile dell’educazione culturale d’Irlanda. La Chiesa d’Irlanda non ci fa una bella figura, “mandò volontari a combattere per Franco nella guerra civile spagnola, ma la Chiesa – dice Loach – non è un monolite se penso ai preti che in quegli stessi anni sostenevano le rivoluzioni in Centro America. Certo aveva ed ha una grande influenza sulla società”. Per Loach, la vicenda di Jimmy Gralton “è una storia di speranza, non importa che sia accaduta oltre 80 anni fa. Jimmy Gralton ci dice che dobbiamo sperare ancora nella libertà, nella democrazia, nell’uguaglianza sociale”. (ANSA).

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