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dic 22 2014

9/1: Superga, “L’uomo del diluvio”

uomo dlluvio fotoDopo le festività natalizie, riprenderà la stagione di prosa del Teatro Superga. Terzo appuntamento, venerdì 9 gennaio, alle ore 21, con “L’uomo nel diluvio”, di Simone Amendola  e  Valerio Malori. Lo spettacolo si confronta con lo spettatore su un’urgenza. Generazionale, sociale, di un presente allargato. Della società e del paese in cui ci hanno costretto a vivere. In un momento in cui la parola emigrazione è così tragica e reale, tra la forma monologo e altri codici (video, relazione con il pubblico) assistiamo in soggettiva a un’impresa. Con una struttura originale, percorrendo la linea sottile che separa la verità della persona e quella del personaggio, lo spettacolo inscena una storia individuale che diventa collettiva, per una necessità condivisa di speranze, di possibilità da realizzare.

L’uomo nel diluvio è Valerio Malorni, padre di una bambina piccola e geniale attore romano, che vive per vocazione – ma anche per destino generazionale – la condizione di precario. Un precariato estremo, quasi un’arte di arrangiarsi due-punto-zero, una situazione di liquidità e incertezza che si propaga senza alcun ostacolo o barriera dal lavoro alla vita privata. Se poi scendiamo dal gruppo generazionale (i venti-trenta-quarantenni) a quello più ristretto degli artisti, dei lavoratori della conoscenza, di chi è impiegato nel settore della cultura, quella precarietà diventa quasi endemica. Come a dire: l’uomo nel diluvio siamo noi, tutti noi.

Tutti noi che ci arrabattiamo per pochi euro al mese che arrivano sempre in ritardo, sempre con fatica e non bastano mai. Tutti noi che ci lamentiamo di questa condizione negli immancabili aperitivi più o meno glamour, dove si può dar sfogo alle nostre frustrazioni ma al contempo mettere su qualche altro progetto mal finanziato. Tutti noi che prima o poi pronunciamo le fatidiche parole: «Me ne voglio andare da questo Paese di merda!». Dove “merda” sta per Paese che non ci vuole, Paese che non sa sfruttare i suoi talenti, Paese che con il patrimonio culturale che possiede la cultura potrebbe essere una miniera d’oro se solo si investisse… E chi più ne ha più ne metta. È chiaro che quel “Paese di merda”, come in tutte le relazioni d’amore finite male, è più uno sfogo che una vera considerazione. Un insulto che condisce un rifiuto. Perché in Italia ci si sta bene se solo ci si potesse lavorare seriamente. E magari invece in Nord Europa dove tutto funziona ci si annoia e fa pure un freddo cane…

Una generazione come un novello Noé, che cerca di scampare al diluvio imbarcando ciò che ha di più caro, alla ricerca di un po’ di terra ferma. Un uomo che incarna quella generazione e che sotto il minuscolo diluvio del suo bagno, con una vasca come arca, medita la fuga leggendo uno strampalato (ma realissimo) “manuale per italiani in fuga”. Sono questi gli elementi con cui Valerio Malorni costruisce una spettacolo intenso e stralunato, com’è la sua cifra d’attore, sempre in bilico tra il luogo comune e il lampo estremo di lucidità, quasi a scavare a forza il vero che c’è sotto lo stereotipo che, in mancanza di meglio, si è costretti a indossare come una giacca troppo stretta, magari presa in offerta in un grande magazzino. Perché a Berlino ci vanno tutti – o quasi, che poi è lo stesso – come tutti o quasi prima o poi, negli ultimi cinque anni, ha detto di volerlo fare.

Un gigantesco luogo comune, un’utopia moderna piccina piccina che, proprio per questa sua dimensione ordinaria (non fare la rivoluzione, ma trovare lavoro e dignità) racconta meglio di qualunque invenzione letteraria quella ferita che sta sotto il galleggiare di chi non si vede riconosciuto un posto fermo nel mondo. Il tutto, con la complicità della recitazione di Malorni, straordinaria per intensità, capace di passare con naturalezza dai toni più tenui e quasi infantili dell’uomo del diluvio che si confronta con la propria fragilità – che si scalda il cuore con una maglia sintetica a 8,90 euro – a quelli più energici e trascinanti, e di condire entrambi i registri con lampi di ironia e comicità.

Tutti siamo l’uomo del diluvio, tutti noi gioiamo con lui del suo tentativo di riscatto berlinese, ricavato – guarda caso – grazie a un amico “dell’Angelo Mai” (il centro sociale di Roma, a Caracalla) fuggito in Germania pure lui. Tutti ci emozioniamo con lui per il suo racconto di uno spettacolo – che poi è questo spettacolo – al centro italiano di cultura e per la bella recensione che ottiene. E poco importa se Malorni (con la complicità di Simone Amendola, coautore e coregista) gioca con disinvoltura con i piani di realtà, con la finzione e il racconto biografico, con il teatrale e il metateatrale; così come importa poco che quel riscatto sia, in fondo, più simbolico che reale. Perché la metafora ha fatto il suo corso, l’eco del diluvio è dilagata in noi con il suo fragore incontenibile di ansia per il futuro e il suo carico ineludibile di inadeguatezza.

uno spettacolo di Simone Amendola  e  Valerio Malorni

con Valerio Malorni

regia di Simone Amendola e Valerio Malorni

BLUE DESK – RESIDENZA PRODUTTIVA CARROZZERIE N.O.T.

con il patrocinio di ROMA CAPITALE/con la collaborazione di ZÈTEMA

VINCITORE PREMIO IN-BOX 2014 – FINALISTA PREMIO SCENARIO 2013

Platea: € 17,00 (intero) – € 14,00 (ridotto)

Galleria: € 14,00 (intero) – € 12,00 (ridotto)

Info: Piazzetta Macario – Nichelino – tel. 011 627.97.89

e-mail: info@teatrosuperga.it – Sito:  www.teatrosuperga.it

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