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apr 19 2016

25 aprile: i partigiani di Nichelino

(A.I.). Ancora un po’ di storia della nostra comunità. Questa volta dedicata a coloro che sacrificarono loro vita per liberare l’Italia dai nazifascisti. E iniziamo con una lista di nomi: Angelo Agagliate, Giuseppe Boccardo, Giuseppe Carosio, Giuseppe De Bernardis, Giovanni Mascherpa e Luigi Pomba. Questi sono i giovani nichelinesi fucilati dai nazifascisti il 30 dicembre 1943, alla 17.30, nella piazza di Paesana. I sei ragazzi si erano aggregati  alle formazioni partigiane solo da otto giorni e non erano ancora stati “armati”; se la feroce esecuzione voleva essere una sorta di atto dimostrativo teso a incutere terrore e a “tagliare” l’arruolamento fra i gruppi di liberazione, il risultato fu quello opposto. La notizia della fucilazione giunse in serata a Nichelino: il dolore, la rabbia e lo sdegno di chi, con i sei assassinati, aveva condiviso i giorni della scuola, degli amori giovanili e dei primi lavori, non fecero altro che alimentare l’odio e l’impegno contro i nazifascisti. Rammentava Francesco Taricco: “Per molti la notizia è stata come una molla, il segnale che bisognava partire, cercare contatti con le bande, andare in montagna e prendere il loro posto”. E furono in tanti a voler imbracciare le armi ed entrare nella formazioni partigiane; alcuni comandanti (come Sergio De Vitis) erano costretti a limitare l’entusiasmo di molti giovani, anche perchè non disponevano di armi a sufficienza e i rischi erano davvero alti. Tra gennaio e marzo del 1944, una cinquantina di nichelinesi (fra i diciotto e i ventidue anni) entrarono nelle bande della Val Sangone e della Val di Lanzo; ma al freddo, alla fame e ai pericoli della vita clandestina occorreva anche aggiungere le prove a cui venivano sottoposti dai comandanti partigiani che volevano sincerarsi delle condizioni fisiche e psichiche dei futuri combattenti. “Quando arrivavano dei nuovi – ricordava Giovanni Crisuolo, comandante in Val Sangone, poi generale degli Alpini - facevo fare lunghe marce con le spalle cariche; marce che magari duravano tutta la notte e il giorno dopo. Non era cattiveria ma necessità, bisognava selezionare le persone adatte a quel genere di vita, altrimenti si esponeva inutilmente la gente. Se uno pativa gli spostamenti come poteva salvarsi da un rastrellamento?”. Insomma, la barbara uccisione dei sei giovani non aveva fatto altro che cementare la comunità nichelinese, soprattutto tra i giovani che iniziavano a entrare nella bande e anche a collaborare con i futuri membri del Comitato di Liberazione Nazionale di Nichelino, E ai sei ragazzi di Paesana se ne aggiunsero altri che persero la vita in montagna, combattendo e lottando per la libertà: Antonio Barile, Mario Cassina, Oreste Brizio, Emilio Morgan, Domenico Ghirardi, Aldo Gatti, Francesco Barberis, Aldo Piatti, Francesco Rossi, Francesco Ghirardi, Giuseppe Robaldo, Emilio Marino, Mario Buch. (Antonio Infuso)

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