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ott 14 2013

100 anni per Gerolamo Bonetto, sindaco nel dopoguerra

 

(Antonio Infuso). Di nuovo con la fascia da primo cittadino, dopo sessantasette anni. E’ lo scambio simbolico, tra Giuseppe Catizone e il neo-centenario Gerolamo Bonetto (primo sindaco eletto dal Consiglio Comunale, nel 1946, alla fine dell’incubo nazifascista), avvenuto a casa del festeggiato, in occasione del suo compleanno.

Alla cerimonia, hanno partecipato anche il vice-sindaco, Filippo D’Aveni, e l’assessore alla Terza Età., Raffaele Riontino. A nome della Città hanno donato una targa e due opuscoli con le copie degli atti pubblici (conservati nell’archivio comunale) firmati da Bonetto.

Gerolamo nacque l’11 ottobre 1913, a Virle. Sei anni dopo la famiglia arrivò a Nichelino, dove il padre, cantoniere, era stato trasferito. Era il primo dopoguerra, il paese si stava riprendendo ma all’orizzonte si profilavano le camicie nere.

Gerolamo, giovane antifascista e militante comunista, collaborava con il movimento di liberazione: «Avevo un ruolo organizzativo – ricorda con stupefacente lucidità – e mi occupavo della logistica».

Ebbe, così, modo di conoscere alcuni Padri Costituenti: «Ho lavorato con Ferruccio Parri e con Alessandro Pertini. Con Sandro, quando veniva a Torino, cenavamo spesso insieme. Lui era un ricercato e io ero incaricato di trovare dei posti sicuri per i suoi pernottamenti».

Alla fine della guerra – dopo Rodolfo Camandona, nominato dal CLN – Bonetto fu il primo sindaco eletto democraticamente, in una giunta Pci e Pdiup, Era il 7 aprile 1946, iniziava la ricostruzione di un paese annientato da una sciagurata follia.

Ma alcuni mesi dopo, Bonetto si dimise per “motivi di salute”; una decisione che spinse alle dimissioni, per solidarietà, anche l’intera Giunta Comunale.

Oggi, forse, conosceremo le vere ragioni di quel gesto: «Non voglio fare polemica – spiega Gerolamo, con piglio deciso e voce ancora ferma – ma subivo troppe pressioni. Mi resi conto che la politica non era come la immaginavo. L’integrità, per me, è un valore».

Nel 1950, Gerolamo si sposa con Margherita Gioda, una giovane bustaia: con lei ha condiviso felicemente un lungo tratto di vita, fine al decesso della donna avvenuto nel giugno del 2003.

Dopo dieci anni alla Fiat, aprì una sua officina meccanica : «Non volevo essere schiavo di un padrone», afferma con orgoglio.

Lavoro, famiglia e motociclette sono state le passioni di Gerolamo. Spesso con la sua Giacomasso, sfrecciava sulla Torino-Superga.

Alla festa delle cento candeline c’erano i nipoti Giovanni, Elena e Marilena, che – da sempre – circondano d’affetto e attenzioni uno zio del quale andare fieri e ancora in forma: lucidissimo, vista perfetta, ottimo udito e camminata eretta. Tra i parenti acquisiti era presente anche Roberta Pellegrini, responsabile dell’Associazione Stampa Subalpina.

Da tre anni, Gerolamo è aiutato, nelle faccende domestiche, da Galina: «E’ veramente una persona speciale. Di grande umanità ed educazione. Un vero signore».

Al taglio della torta si sono uniti alcuni ex-vicini, tra cui i “pronipoti acquisiti” Ignazio: «Nonno Gerolamo fu il primo nel caseggiato ad avere la tv a colori. Ero sempre qui, sul divano, a guardare i cartoni». e Sara: «Da piccola volevo sempre andare in bicicletta con lui».

Ma qual è il segreto per una vita lunga e in perfetta salute: «Ho fatto un accordo con San Pietro. Lui non trova le chiavi per aprirmi la porta», spiega con umorismo. E aggiunge: «Non ho mai fumato, mangio di tutto. Ho fatto una vita onesta, semplice e senza pretese. Poi non ho mai chiesto al mio fisico di andare oltre le sue possibilità».

Tanti auguri sindaco nonno Gerolamo.

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